Viviamo l'èra dell'essenzialità muta. Ma parlate, fatevi questo piacere!
Telefonare è diventato inaffrontabile e punitivo per moltissimi: si chiama telefobia. Le conseguenze sociali sono già evidenti. ma il punto non è solo l’imbarazzo sociale, è più la fine che faranno i cervelli. Parlarsi non è una cosina ornamentale, è una “difficoltà auspicabile”
Le piattaforme digitali amplificano i nostri istinti tribali
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L'istante in cui le reti ammutoliranno. Lettera da una protesi
L'istante in cui le reti ammutoliranno. Lettera da una protesi
Il cringe sta tracimando. All’inizio era quella paura moderata di essere imbarazzanti, quel voler mantenersi fighi, sì, è importante essere fighi e cool e con il minimo esatto da dire. Chi di noi non vorrebbe ben figurare come Barack Obama. Così, con questa nuova moda dell’essenzialità muta e in onore delle politiche anti cringe, i ragazzi hanno deciso che non parlano più. Non è che parlano di malavoglia come è sempre successo. O troppo e a sproposito, e arrabbiati e contestatori, proprio non parlano. Non li devi interrogare, non vogliono domande, non li devi disturbare al telefono nemmeno alle tre di notte se non tornano. Scrivi, se proprio devi dirmi qualcosa. Poi ci penso e ti rispondo, queste sono le regole dell’evitamento organizzato. Maryellen MacDonald, professoressa di Psicologia e Scienze del linguaggio all’Università del Wisconsin-Madison e autrice di More Than Words: How Talking Sharpens the Mind and Shapes Our World, parte da un gesto elementare – alzare la cornetta – per raccontare una piccola ritirata antropologica sul Washington........
