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La Nato neutralizza un altro missile iraniano sulla Turchia. È il terzo in una settimana

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13.03.2026

Hormuz nella morsa delle mine iraniane. Washington sospende le sanzioni sul greggio di Mosca per calmierare i prezzi, ma il Brent resta a 100 dollari. Riunione straordinaria dell'Agenzia marittima dell'Onu mercoledì e giovedì prossimi. Quattro morti nello schianto di ieri dell'aereo cisterna americano in Iraq

♦ I FATTI PRINCIPALI - Giorno 14, in breve

La Nato ha abbattuto un altro missile balistico lanciato dall'Iran in direzione della Turchia. È il terzo episodio negli ultimi sette giorni.

Droni sull'Oman, morti due cittadini stranieri. È il secondo attacco in pochi giorni a colpire il sultanato, finora rimasto ai margini del conflitto.

Aggiornamenti sull'aereo cisterna americano abbattuto ieri in Iraq: quattro morti su sei membri dell'equipaggio, due ancora dispersi. 

Versioni discordanti sulla portaerei Lincoln: secondo la Cbs, un elicottero americano ha colpito con missili Hellfire una nave iraniana avvicinatasi alla Uss Abraham Lincoln. I pasdaran sostengono invece di aver reso inoperativa la portaerei. Il Pentagono non ha confermato né smentito.

I pasdaran avvertono che eventuali proteste in Iran saranno represse con forza ancora maggiore rispetto a gennaio. 

Washington sospende temporaneamente le sanzioni sul petrolio russo nel tentativo di calmierare i prezzi, ma i mercati non reagiscono come sperato: il Brent resta intorno ai 100 dollari.

Un soldato francese è morto nell'attacco di ieri a Erbil, in Iraq.

La Nato neutralizza un altro missile iraniano sulla Turchia. È il terzo in una settimana

La Nato ha abbattuto un altro missile balistico lanciato dall'Iran in direzione della Turchia. Il ministero della Difesa di Ankara ha confermato che il proiettile, entrato nello spazio aereo turco, è stato neutralizzato dai sistemi di difesa aerea della Nato dispiegati nel Mediterraneo orientale. "Tutte le misure necessarie vengono adottate con decisione e senza esitazione contro qualsiasi minaccia diretta al territorio e allo spazio aereo del paese", si legge nella nota del ministero, che ha aggiunto di aver avviato consultazioni con il paese interessato.

È il terzo episodio negli ultimi sette giorni. Il 4 marzo un missile balistico iraniano era stato intercettato nei pressi di Dörtyol, nella provincia turca di Hatay, con l'ambasciatore iraniano convocato ad Ankara per un formale reclamo: Teheran aveva negato ogni coinvolgimento. Il 9 marzo la Nato aveva abbattuto un secondo missile sopra il distretto di Sahinbey, a Gaziantep, nel sud della Turchia. Dopo quel secondo episodio il presidente Erdogan aveva inviato un duro avvertimento a Teheran, chiedendo di cessare quelli che aveva definito "passi sbagliati e provocatori". L'Iran aveva offerto di istituire una commissione d'inchiesta congiunta, ma senza riconoscere la propria responsabilità.

La Turchia, membro della Nato con il secondo esercito dell'alleanza per dimensioni, non dispone ancora di un sistema di difesa aerea nazionale pienamente operativo e fa affidamento sugli asset Nato nel Mediterraneo orientale. Ankara ha finora escluso di voler invocare l'articolo 5 del Trattato atlantico, che obbligherebbe gli alleati a intervenire in difesa del paese attaccato.

Un drone colpisce il sultanato dell'Oman, morti "due cittadini stranieri"

Due droni sono caduti nella provincia di Sohar, nel nord dell'Oman: uno ha colpito una zona industriale, ha ucciso due cittadini stranieri e ferito altre persone, il secondo è precipitato in un'area aperta senza causare vittime. Lo riferisce l'agenzia di stampa ufficiale omanita, citando una fonte della sicurezza. Le autorità hanno aperto un'indagine sull'accaduto.

Non è il primo episodio che colpisce il sultanato in pochi giorni: mercoledì droni avevano già preso di mira i serbatoi di carburante del porto di Salalah, nel sud del paese. Teheran ha negato ogni coinvolgimento in quell'attacco. La società privata di sicurezza marittima Vanguard Tech aveva segnalato la sospensione delle operazioni portuali nella sezione meridionale dello scalo; il ministero dell'Energia omanita ha tuttavia assicurato che non vi sono state interruzioni alle forniture di petrolio e derivati nel paese.

L'Oman, che ha finora svolto un ruolo di mediatore tra Iran e Stati Uniti, era rimasto relativamente ai margini degli attacchi che hanno investito i paesi vicini. Gli episodi di questi giorni dimostrano che nessun paese dell'area è al riparo dalle ricadute del conflitto.

Quattro morti nello schianto di un aereo cisterna americano in Iraq

Un KC-135, aereo da rifornimento in volo dell'aeronautica americana, è caduto in Iraq occidentale ieri pomeriggio. Oggi è arrivata la conferma che quattro dei sei membri dell'equipaggio sono morti. Le operazioni di soccorso per i due superstiti sono ancora in corso. Il Comando Centrale americano ha precisato che l'incidente non è stato causato né da fuoco ostile né da fuoco amico, e che le circostanze sono oggetto di indagine. Un secondo KC-135 coinvolto nell'incidente è atterrato oggi in sicurezza in Israele, come confermato dall'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter.

Four Confirmed Deceased in Loss of U.S. KC-135 Over IraqTAMPA, Fla. – At approximately 2 pm ET on March 12, a U.S. KC-135 refueling aircraft went down in western Iraq. Four of six crew members on board the aircraft have been confirmed deceased as rescue efforts continue.The…— U.S. Central Command (@CENTCOM) March 13, 2026

Four Confirmed Deceased in Loss of U.S. KC-135 Over IraqTAMPA, Fla. – At approximately 2 pm ET on March 12, a U.S. KC-135 refueling aircraft went down in western Iraq. Four of six crew members on board the aircraft have been confirmed deceased as rescue efforts continue.The…

L'Iran sostiene tuttavia una versione diversa: l'emittente pubblica iraniana ha riferito che un gruppo alleato avrebbe abbattuto il velivolo con un missile. Il Comando Centrale non ha commentato questa ricostruzione. L'incidente avviene in una zona dell'Iraq dove operano milizie filo-iraniane.

Con questo incidente salgono a sette i soldati americani confermati morti dall'inizio del conflitto, e ad almeno quattro gli aerei statunitensi persi. In precedenza, tre F-15 erano stati abbattuti in quello che le autorità avevano definito "un apparente episodio di fuoco amico" sul Kuwait, con tutti e sei i piloti riusciti a eiettarsi e mettersi in salvo.

Hormuz, la stretta si fa più dura

L'Iran ha alzato ulteriormente la posta nello stretto di Hormuz. Secondo il New York Times l'Iran ha piazzato circa una dozzina di mine nello stretto, in una mossa che probabilmente complicherà qualsiasi tentativo di riapertura del corridoio. Una fonte ha affermato che l'ubicazione della maggior parte delle mine è nota, ma si è rifiutata di spiegare come gli Stati Uniti intendano gestirle. Le forze americane potrebbero scortare il traffico mercantile attraverso lo stretto e a condurre operazioni di bonifica delle mine, anche mentre prendono di mira quel che resta della marina iraniana, incluse le navi posamine. Il segretario all'Energia Chris Wright ha però ammesso che la marina non è ancora pronta: "Avverrà abbastanza presto, ma non può avvenire adesso", ha dichiarato alla Cnbc.

La trappola dello Stretto di Hormuz tra mine, droni e rotte obbligate. Parla Di Paola

Secondo altre fonti citate dalla Cnn, Teheran detiene ancora tra l'80 e il 90 percento delle proprie piccole imbarcazioni e dei propri posamine, e potrebbe quindi intensificare ulteriormente l'operazione. L'Iran, pur in condizione di evidente indebolimento militare, dimostra di poter infliggere danni economici e strategici significativi. Secondo diversi analisti, la tattica iraniana nello stretto non riguarda soltanto il conflitto in corso: "Questa guerra non è solo ciò che accade nel ciclo attuale", ha osservato Caitlin Talmadge del Mit. "Riguarda il ristabilire la deterrenza iraniana per la prossima guerra."

L'Agenzia marittima delle Nazioni Unite ha convocato una riunione straordinaria per il 18 e 19 marzo per esaminare l'impatto della guerra sul trasporto via mare e sulla sicurezza dei marittimi, su richiesta di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Marocco, Qatar e Regno Unito. Intanto Macron ha annunciato che Parigi sta lavorando con i partner europei a una futura missione "puramente difensiva" per scortare le navi attraverso Hormuz una volta conclusa la fase più acuta del conflitto.

La Cina passa indisturbata lo stretto di Hormuz

Mentre centinaia di navi cisterna restano bloccate ai due lati dello stretto, le petroliere cinesi continuano ad attraversare Hormuz quasi indisturbate. Dall'inizio del conflitto, circa 11,7 milioni di barili di greggio iraniano hanno raggiunto la Cina, trasportati in gran parte dalla cosiddetta "flotta ombra", vecchie petroliere sanzionate usate da Iran e Russia per spedire greggio in modo clandestino. Alcune imbarcazioni avrebbero persino tentato di cambiare il proprio identificativo Ais in "China owner" per aumentare le probabilità di passare indenni.

Pechino era arrivata preparata: nei primi due mesi del 2026 ha importato il 15,8 percento di petrolio in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, accumulando riserve stimate in 1,3 miliardi di barili. Una quantità sufficiente a coprire oltre quattro mesi di importazioni. Il governo ha inoltre ordinato alle raffinerie di bloccare per marzo le esportazioni di carburanti raffinati, e ha escluso le riserve strategiche dal piano di rilascio globale concordato mercoledì dall'Agenzia internazionale dell'energia, che prevede l'immissione sul mercato di 400 milioni di barili da parte degli altri paesi aderenti.

Anche l'India avrebbe tentato di ottenere un trattamento simile: secondo Reuters, Nuova Delhi avrebbe chiesto e ottenuto da Teheran il via libera al passaggio di petroliere battenti bandiera indiana. La notizia è stata però smentita da una fonte iraniana, che ha definito la questione "delicata". Una petroliera con greggio saudita è comunque riuscita ad arrivare al porto di Mumbai attraversando lo stretto: è la prima a raggiungere le coste indiane dall'inizio della guerra. Un segnale, per ora isolato.

La crisi nello stretto

La strategia del caos iraniana ora si concentra su Hormuz

Il petrolio russo torna sul mercato

Nel tentativo di contenere l'impennata dei prezzi dell'energia, il dipartimento del Tesoro americano ha annunciato una sospensione temporanea delle sanzioni sul petrolio russo attualmente in navigazione, valida fino all'11 aprile. Il segretario Scott Bessent ha sostenuto che si tratta di "una misura circoscritta e di breve durata" che "non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo", pur ammettendo che Mosca vedrà qualche vantaggio economico.

La mossa ha però suscitato critiche bipartisan. I senatori democratici l'hanno definita una concessione ingiustificabile, osservando che i prezzi della benzina negli Stati Uniti – saliti in media a 3,60 dollari al gallone, il 21 percento in più rispetto all'inizio del conflitto – sono il risultato di una guerra voluta dalla stessa Casa Bianca. Analisti specializzati in sanzioni hanno espresso il timore che la misura possa di fatto smantellare il regime sanzionatorio sul petrolio russo costruito negli ultimi anni.

E nemmeno i mercati non hanno reagito positivamente: il Brent si è attestato intorno ai 100 dollari al barile, invariato rispetto alla vigilia. L'Agenzia internazionale dell'energia ha definito la crisi in corso "la più grande interruzione dell'approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale", stimando un calo delle forniture di otto milioni di barili al giorno solo nel mese in corso. 

Incidente nel Golfo: le verisoni discordanti di americani e iraniani

Una nave iraniana che si era avvicinata alla portaerei Uss Abraham Lincoln è stata colpita da un elicottero americano equipaggiato con missili Hellfire. Lo riferisce la Cbs, citando due funzionari americani che hanno chiesto l'anonimato. Secondo le stesse fonti, una nave della marina americana aveva già tentato di aprire il fuoco contro l'imbarcazione iraniana, ma i colpi sarebbero andati a vuoto più volte. Non è chiaro se si trattasse di colpi di avvertimento. L'incidente sarebbe avvenuto all'inizio di questa settimana. Le condizioni della nave iraniana e del suo equipaggio sono ignote. 

I pasdaran sostengono tuttavia una versione opposta degli eventi: secondo un portavoce del Comando centrale iraniano Khatam al-Anbiya, citato dall'emittente pubblica iraniana e ripreso dalla Tass, la Lincoln sarebbe stata colpita da diversi attacchi missilistici dell'Irgc e "resa inoperativa", e avrebbe lasciato il Golfo Persico facendo rotta verso gli Stati Uniti.

Il Pentagono non ha confermato né smentito: un funzionario della Difesa si è limitato a rispondere che non aveva "nulla da dire al riguardo".

I raid israeliani e la risposta iraniana

L'Idf ha reso noto su Telegram di avere completato nelle ultime 24 ore venti attacchi su larga scala nell'Iran centrale e occidentale, con la partecipazione di decine di velivoli coordinati dall'intelligence. Secondo quanto sostenuto dalle stesse forze armate israeliane, sono stati colpiti "oltre 200 obiettivi del regime terroristico iraniano, compresi lanciamissili balistici, sistemi di difesa e siti di produzione di armi". L'Idf ha anche annunciato di avere ucciso un membro di Hezbollah in un'operazione nell'area di Beirut.

Il fronte iracheno. Un soldato francese morto a Erbil

Un soldato francese – identificato dal presidente Emmanuel Macron come il maresciallo Arnaud Frion del 7° battaglione cacciatori alpini di Varces – è morto nell'attacco di ieri a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Altri sei militari francesi sono rimasti feriti. "La guerra in Iran non può giustificare tali attacchi", ha scritto Macron. Un missile ha colpito anche la base italiana: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato l'accaduto precisando che nessun militare italiano è rimasto ferito, poiché il contingente era già stato messo in allerta e si trovava nelle aree protette dall'alba.

Le proteste interne e l'avvertimento dei pasdaran

Sul fronte interno iraniano, i pasdaran hanno avvertito che eventuali nuove proteste contro il governo saranno represse con una risposta "ancora più devastante" rispetto a quella dell'8 gennaio, quando diverse migliaia di persone furono uccise. "Oggi il nemico, incapace di raggiungere i suoi obiettivi militari sul campo, sta nuovamente cercando di seminare il terrore e provocare rivolte", hanno affermato le guardie della rivoluzione in una dichiarazione trasmessa in televisione.

Il primo messaggio di Mojtaba Khamenei (che non si fa vedere) e il drone sulla base italiana a Erbil

Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti

Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti


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