Chi ha paura dei ragazzi. Come il Decreto Caivano ha piegato la giustizia minorile

Emergenza permanente e allarme baby gang, ma i dati sulla giustizia minorile raccontano altro: siamo tra i paesi meno “criminali” d’Europa. Per la prima volta gli istituti minorili sono sovraffollati, non per un’esplosione dei reati ma per la svolta repressiva. Così rischiamo di smontare un laboratorio avanzato di civiltà giuridica. Il rapporto di Antigone

C’è un modo serio di parlare di giustizia minorile: leggere i dati. E poi c’è il modo più redditizio elettoralmente: evocare l'emergenza continua, raccontare un'Italia in mano alle baby gang, moltiplicare i video sui social, trasformare ogni fatto di cronaca in paradigma nazionale. L’VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile italiana offre una bussola preziosa per uscire dalla nebbia emotiva. E i numeri raccontano una storia diversa da quella che domina il dibattito pubblico. Uno su tutti: l’Italia ha un tasso di denunce a carico di minorenni pari a 363,4 per centomila abitanti. La media europea è 647,9. Quasi il doppio. Se guardiamo ai numeri comparati, siamo tra i paesi meno “criminali” d’Europa. Ma se guardiamo al dibattito pubblico, sembriamo sull’orlo di una rivolta permanente. 

È in questo scarto tra realtà e percezione che si inserisce il decreto Caivano. Dal settembre 2023 in poi, scrive l'associazione che si occupa dei diritti dei detenuti, la giustizia minorile ha cambiato passo. Non perché siano improvvisamente esplosi i reati, ma perché è cambiata la risposta........

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