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Nelle fauci della bestia

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01.11.2018

Mentre il panorama musicale italiano non offre grandi novità oltre all’ormai conclamata svolta sovranista di Rita Pavone, da un’altra provincia dell’impero, la cattolicissima Irlanda, arriva finalmente una notizia capace di distrarmi dalle mie due principali preoccupazioni: i debiti e la fisioterapia.

Sinéad O’Connor, dopo anni di cristianesimo convinto e una sentita parentesi rastafariana, si è convertita all’islam. Dopo essere stata confinata per anni ai margini dello showbiz per le sue scelte anticonvenzionali, nella musica come nella vita privata, Sinéad ha dichiarato di essere approdata alla religione musulmana come “naturale conclusione del percorso di qualsiasi teologo intelligente”. Non ha fatto nulla per rientrare nelle grazie del pubblico, per rispettare i meccanismi di approvazione che regolano la noiosissima macchina del consenso, un ingranaggio che – proprio come il software “La Bestia” ideato da Luca Morisi, lo spin doctor artefice della propaganda digitale di Salvini – sbrana e silenzia chiunque non sia allineato ai gusti più popolareschi.

Il momento più celebre della storia personale di Sinéad O’Connor coincide con l’inizio della fine della sua carriera

Come può, in fin dei conti, compiacere le attese del pubblico più becero un’artista che nel 2005, anziché rispolverare hit mondiali come Nothing Compares 2 U, ha fatto un disco come Throw Down Your Arms? Un capolavoro che si apriva con una cover scarnificata, quasi a cappella, di Jah No Dead di Burning Spear (uno dei padri fondatori del roots reggae), inno rastafariano del 1978 che nello stesso anno apparve anche nel leggendario film Rockers, una sorta di mix giamaicano tra Ladri di biciclette e Robin Hood.

Una persona fuori dalla norma come Sinéad non poteva che essere masticata e risputata dalla Bestia. E questo rifiuto le fa onore, perché se il metro di giudizio lo stabilisce un’opinione pubblica abituata a digerire il peggio, allora il disprezzo e l’emarginazione sono medaglie al valore.

E di emarginazione Sinéad ne sa qualcosa, visto che il momento più celebre della sua storia personale coincide con l’inizio........

© Il Foglio