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Lo strano senso morale dell’algoritmo di Facebook

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03.01.2019

Qualche giorno fa, tornando a casa dopo tre settimane di lavoro e una breve parentesi di sfinenti pseudo-vacanze nell’urban sprawl pisano, mi sono ritrovato davanti a uno spettacolo agghiacciante. I tre faretti Flos, che avevo chiesto di sistemare durante la mia assenza, erano ancora lì come li avevo lasciati: fulminati, inutili, orrendi. Uno di loro, addirittura, penzolava senza vita dal controsoffitto, come un parlamentare inglese dopo una sessione di asfissia autoerotica. Inorridito da una visione così disagiata, sono corso a sfogarmi sui social. Dopo una breve diretta Instagram in cui ho lasciato trasparire tutta la mia indignazione (finalmente per una giusta causa), ho deciso di fare lo stesso su Facebook, postando una foto di quello scempio all’interior design che, come ho scritto nelle due righe che accompagnavano l’immagine, “per un frocio equivale al Vajont”. Ho avuto giusto il tempo di raccogliere qualche meritato messaggio di sostegno psicologico e, pochi minuti dopo, la mia indignazione online ha ricevuto un’ulteriore dose di argomenti per salire di livello e........

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