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Credevate di aver capito tutto della Libia? Beh, poi sono arrivate le primarie del Pd

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29.11.2018

Nelle ultime settimane sono sempre stato in giro per le riprese di un nuovo programma che andrà in onda tra pochi giorni. Non ho avuto quindi la possibilità di tenermi aggiornato sui fatti più salienti della politica di casa nostra né tantomeno di andare a scovare qualche scomoda verità nascosta nell’intricato scenario dei fattacci internazionali. Fortunatamente, per compensare questo mio momento di grave buio informativo, i miei cari amici della vera sinistra italiana mi hanno preso da parte e mi hanno raccontato un fatto gravissimo, una cosa che mi ha lasciato talmente sconvolto da spingermi a condividerla con voi.

A quanto mi dicono, la situazione in Libia si è fatta terribile: il paese è diventato un mattatoio a cielo aperto in cui i più basilari diritti umani vengono calpestati senza pietà. Basterebbe questo a togliermi il sonno, ma purtroppo c’è dell’altro e questa non è che la punta di un iceberg di orrore e sofferenze. La cosa più sconvolgente, mi hanno spiegato i miei cari amici attraverso i loro ficcanti interventi su Facebook, è che questa devastazione non ha radici molto lontane nel tempo né ragioni legate alla storia libica. Infatti, a sentir quello che scrivono sui loro profili Twitter, la Libia è sempre stata una culla di civiltà e accoglienza, un paradiso multiculturale che per decenni ha esportato – ben oltre i confini del bacino mediterraneo – i semi della tolleranza e della gender-blindness.

C’era una volta, mi hanno spiegato, una Libia dove gli alberi di gelso erano perennemente carichi di frutti e nei fiumi scorreva il latte misto al miele. Un’Arcadia nordafricana progressista in cui i pastorelli berberi, sdraiati all’ombra di agrumeti in fiore, sfogliavano libri di Judith Butler e Susan Stryker, tra una seduta di........

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