Come è andato davvero il Giubileo 2025. Un bilancio

Il 6 gennaio con la chiusura della Porta Santa di San Pietro finirà ufficialmente l'Anno Santo. Dalla sicurezza all'economia, cosa ha funzionato e cosa no

    

Si chiude l'Anno Santo

Con la fine del 2025 anche il Giubileo si avvicina alla sua conclusione. Gli ultimi grandi eventi ufficiali sono le chiusure delle quattro Porte Sante, con i riti solenni di chiusura e la celebrazione della messa. Fino a ora, sono state chiuse le Porte delle tre basiliche maggiori, Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le mura. L’ultima sarà quella della Basilica di San Pietro, il 6 gennaio, con rito e messa presieduta direttamente da Papa Leone XIV. Con le celebrazioni dell’Epifania l'Anno Santo sarà ufficialmente concluso. Come se non bastasse l'eccezionalità dell'evento, che si ripete ogni venticinque anni, il Giubileo di quest'anno ha avuto un ulteriore elemento di unicità: la morte di Papa Francesco e l'intronizzazione di Leone XIV. Per trovare un altro caso in cui un pontefice non è riuscito a chiudere l'Anno Santo da lui inaugurato occorre tornare indietro nel tempo di diversi secoli, nel 1700 per la precisione, quando a Innocenzo XII successe Clemente XI. Questo Giubileo sarà ricordato anche perché per la prima volta nella storia, il Papa ha aperto una porta santa in un istituto penitenziario, nel carcere romano di Rebibbia.

Per Roma è stato un anno intenso, fatto di cantieri enormi sbloccati, come la riqualificazione di piazza Pia, e un'organizzazione capillare sul piano della sicurezza, anche se il settore commerciale romano archivia il Giubileo in modo tiepido, aspettando i dati ufficiali che si sapranno con l'arrivo del nuovo anno.

“La sicurezza è stata un’ossessione per noi, veramente un’ossessione”. Così Agostino Miozzo, da due anni coordinatore dell’accoglienza per il Giubileo del 2025, descrive cosa ha significato per lui e per tutti gli attori coinvolti l’organizzazione dell’Anno Santo. "Voi giornalisti non avete raccontato nulla di negativo. E questo fatto è per noi un segno di successo”. Tra gli altri ruoli rivestiti, Miozzo è stato anche direttore generale alla presidenza del Consiglio e coordinatore del comitato tecnico scientifico ai tempi della pandemia. Ma rispetto alle esperienze precedenti riconosce che la complessità di questa organizzazione è stata “l'estensione temporale e i numerosi eventi che venivano gestiti in sequenza in molte parti della città, con gli imprevisti dei funerali di Papa Francesco e dell’intronizzazione di Leone XIV”.

 

Funerali di Papa Francesco (Ansa)

 

Ma l’evento che si preannunciava più difficile da gestire è stato, secondo Miozzo, il Giubileo dei giovani che si è tenuto a Tor Vergata tra il 28 luglio e il 3 agosto. Soprattutto perché lo storico climatico era “devastante”, con le temperature che nei tre anni precedenti avevano raggiunto i 40°. “Se avessimo avuto le stesse temperature – continua Miozzo – avremmo avuto dei morti. L'anno scorso, alla Mecca, sono morte 1.500 persone per il caldo. Abbiamo avuto una fortuna straordinaria perché in quei giorni la temperatura è scesa di 2-3 gradi”. Facendo un discorso più generale, Miozzo racconta di come per tutto l’anno ci sia stata una “rigorosissima dinamica di costruzione della sicurezza”. L’organizzazione andava dal numero di ambulanze, di medici e di dissuasori automatici fino alla presenza dei vigili del fuoco e della sicurezza sanitaria per un eventuale attentato nucleare, biologico, radiologico o chimico (Nbcr). Il problema principale della programmazione è che per ogni evento bisognava prevedere un certo numero di bagni chimici, di bottiglie d’acqua e di transenne, ma, si chiede Miozzo, “se programmi per un milione di persone e poi ne arrivano diecimila che fai? Per tutto l’anno siamo stati combattuti tra il rischio di danno all’erario oppure quello di inefficienza”.

 

Giubileo dei giovani a Tor Vergata (Ansa)

 

“Sull’organizzazione, il nostro termine di paragone era il Giubileo del 2000, ma da quell’anno a oggi è cambiato il mondo”. Miozzo racconta come l’11 settembre sia stato “uno spartiacque fondamentale che ha modificato i parametri di sicurezza, le relazioni internazionali e il controllo dei movimenti delle persone e di alcuni gruppi nel pianeta intero”. Dopo quella data infatti ci sono stati molti attentati terroristici in Europa, a Parigi, a Bruxelles, in Germaniache hanno interessato soprattutto importanti agglomerati di persone. Quindi questi sono stati per noi dei punti di riferimento”. Il dottor Miozzo spiega che, per quanto riguarda l’Italia in particolare, c’è stato un episodio che ha cambiato “radicalmente l’organizzazione di spettacoli, eventi e momenti aggregativi”: quanto successo a piazza san Carlo a Torino il 3 giugno 2017, giorno della finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus. Durante la partita, è stato spruzzato nell’aria uno spray urticante e il panico che ne è seguito tra la folla che assisteva al match davanti al maxischermo ha causato tre morti e più di 1.500 feriti. Da quel momento le varie circolari che sono nate hanno dato istruzioni radicali in termini di numero di persone accettabili per un evento, numero di persone per metro quadro, spazi e uscite di sicurezza. Questi parametri hanno condizionato “tutti i grandi eventi - dice Miozzo - e intendo tutti quelli che si sono tenuti a San Pietro, in via della Conciliazione, in Piazza Risorgimento, i funerali di Papa Francesco e l’intronizzazione di Leone XIV”.

 

“Un successo” è la parola che Miozzo ha usato per descrivere l’organizzazione del Giubileo. E nei fatti è andata così: "Il modello Giubileo ha visto la concertazione di un numero incredibile di istituzioni che sono state obbligate a parlarsi, confrontarsi e a pianificare insieme". Il coordinamento, racconta, partiva da Palazzo Chigi, passava per il presidente della regione, poi per il commissario straordinario e il sindaco di Roma e “consentiva a noi di organizzare tutto avendo sulla testa una filiera che non rispondeva a logiche politiche. In questo caso il collante era l’obiettivo, inoltre avevamo il Vaticano come interlocutore, e bisogna ricordare anche che la collaborazione con la prefettura di Roma è stata costante e ottima”. Quando parliamo però della possibilità di riproporre questo modello anche per altri eventi, Miozzo dice “sì, è replicabile se c’è una forte volontà politica e se c’è un obiettivo chiaro”.

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