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È ora di licenziare l’editore della Rai

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16.01.2020

Che cosa c’entra la meravigliosa ribellione di due conduttrici della tv iraniana, dimessesi pochi giorni fa per aver mentito in diretta tv sul caso dell’aereo ucraino abbattuto dal regime degli ayatollah, con la condizione vissuta oggi dalla tv di stato italiana, ostaggio di una politica incapace, immobile e senza visione? Apparentemente nulla, ovviamente, ma un punto di contatto c’è, e ci arriviamo con calma, dopo aver riavvolto il nastro.

La storia della Rai, lo sappiamo, è una storia che si interseca da sempre con le evoluzioni e con le contorsioni della politica e non è certo una novità che le divisioni della politica abbiano un riflesso decisivo sulla più grande azienda culturale italiana. Chiunque abbia governato l’Italia ha sempre cercato legittimamente di utilizzare la Rai per veicolare una propria idea di paese e per provare di conseguenza a rafforzare quell’idea nell’immaginario collettivo. Si potrebbe dunque dire che non c’è nulla di strano nel vedere una politica debole, come quella che si trova oggi al governo, che non riesce ad avere una presa forte sulla Rai. Ma lo spettacolo tra il comico e l’indegno andato in scena due giorni fa nel corso di un consiglio d’amministrazione fantozziano dove l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, si è visto bocciare quattro nomine su undici da una politica che più che in preda alle divisioni è........

© Il Foglio