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Antisemitismo a tavola: quattro profili di commensali sgradevoli

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05.03.2026

Lo spericolato negatore della doppia negazione, il sottile spaccatore di capelli in quattro, il pragmatico pacificatore e l'esasperato sbafatore. Come eludere la deriva antisemita con argomentazioni deboli (meglio cenare soli)

Ora la critica. Ma in Ue Schlein firmò una risoluzione per adottare la definizione di antisemitismo dell'Ihra

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La sinistra degli ignavi. Il Pd si astiene sull'antisemitismo, e pure sull'Iran non sa dove andare

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Del ddl antisemitismo temo soprattutto le ricadute conviviali. Ora che è stato approvato in Senato, infatti, sarà difficilissimo andare a cena senza finire impelagato in una conversazione a tema con una di queste tipologie di commensali. Anzitutto lo spericolato negatore della doppia negazione, secondo il quale votare contro un disegno di legge contro l’antisemitismo non significa, in barba a logica e matematica, esprimersi a favore dell’antisemitismo. Poi il sottile spaccatore di capelli in quattro, secondo il quale l’antisionismo è cosa ben diversa dall’antisemitismo, quindi non ha nulla contro gli ebrei chi reputa non abbiano diritto a vivere in uno Stato; allo stesso modo, potrebbe proseguire, lui non ha nulla contro di me, vuole solo che io non abiti da nessuna parte. Quindi il pragmatico pacificatore che mi ammonisce domandandomi perché me la prenda tanto sull’antisemitismo, dato che non sono affatto ebreo; se tutti ragionassero così, ogni problema sarebbe risolto alla radice, con l’estirpazione la mala pianta dell’antisemitismo fra gli ebrei, dell’omofobia fra gli omosessuali, del razzismo fra i neri, eccetera. Infine, l’esasperato sbafatore che vuole mangiare in pace, perciò a un certo punto sbotta: “Vedono antisemitismo dappertutto, io questi ebrei non li sopporto”. Meglio cenare a casa da soli; la compagnia è più gradevole.


© Il Foglio