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Garlasco, Erba, Avetrana: il Sì ha vinto nella maggior parte dei paesi simbolo del processo mediatico

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Da Brembate di Sopra a Palmoli, fino a Cogne. Nelle città dove la giustizia è diventata spettacolo le ragioni della riforma di Nordio sono state premiate. Con alcune eccezioni 

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I "cold case" votano Sì

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Il processo mediatico fa paura solo quando lo vedi da vicino? Potrebbero far pensare così i dati di alcune città che hanno fatto la fortuna dei programmi tv di cronaca nera. A Garlasco per esempio ha vinto il Sì, con il 62,39 per cento, mentre il No si è fermato al 37,61 per cento. Le ragioni della riforma Nordio hanno convinto la maggior parte degli abitanti della cittadina travolta nel 2007 dall’omicidio di Chiara Poggi, vicenda giudiziaria di cui si discute ancora oggi, considerata uno dei casi più eclatanti di malagiustizia e che era stata citata anche da Giorgia Meloni durante la campagna elettorale. Il Sì ha vinto con il 53,46 per cento anche ad Avetrana, cittadina resa famosa in tutta Italia dal caso dell’omicidio di Sarah Scazzi, i cui abitanti a questo referendum hanno votato in controtendenza rispetto alla loro provincia, quella di Taranto, e a tutti i comuni confinanti che, fatta eccezione per Porto Cesareo, hanno premiato il No. In generale, nella maggior parte delle cittadine che danno il nome a una puntata di “Indagini” di Stefano Nazzi, le ragioni del Sì hanno trovato terreno fertile: da Erba, famosa per il caso di Olindo e Rosa, dove il Sì ha vinto con il 58,06 per cento, a Cogne, comune famoso per il caso di Anna Maria Franzoni e dove la riforma Nordio è stata approvata dal 60,99 per cento degli elettori, a Brembate di Sopra, dove viveva ed è stata uccisa Yara Gambirasio e dove il Sì ha vinto con il 59,83 per cento. Questo è stato l’esito in molti dei paesini che da un giorno all’altro hanno trovato le loro strade, un tempo tranquille, invase da pulmini, telecamere, flash e che hanno visto il processo mediatico giudiziario gettare l’ombra di una colpa su un loro conoscente, stravolgerne la quotidianità e l’intimità salvo poi tornare indietro e concentrarsi sulla prossima vittima. Anche a Palmoli, in Abruzzo, dove si trova la casa dei famosi “bambini del bosco”, al centro della campagna elettorale per il referendum sulla Giustizia, il Sì ha vinto con il 51,12 per cento.

Ma ci sono delle eccezioni. Hanno votato contro la riforma cittadine simbolo di casi mediatici come Bibbiano, dove il No ha vinto con il 52,49 per cento, e Caivano, città dove Meloni si è recata più volte dopo gli episodi di violenza sessuale su minori nel Parco Verde e a cui il governo ha dedicato un decreto contro la criminalità giovanile, che ha premiato il No con il 70,10 per cento in linea con il dato campano. In alcuni comuni dove si sono verificati violenti casi di cronaca, ma che non hanno visto gravi errori nella conduzione delle indagini e lungaggini nell’accertamento delle responsabilità, la riforma è stata respinta. A Colleferro, in provincia di Roma, dove il 21enne Willy Monteiro Duarte fu ucciso a calci e pugni da quattro ragazzi nel 2020, il No ha vinto con il 54,85 per cento. Il No ha vinto con il 62,11 per cento anche a Novi Ligure, dove a inizio anni 2000 Erika De Nardo uccise la madre e il fratello con l’aiuto del suo ragazzo. Nonostante i tentativi di depistare le indagini, le loro responsabilità furono accertate abbastanza velocemente.


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