I curdi, utili sul terreno ma spesso divisi, traditi e svenduti

Divisi tra rivalità interne e giochi di potenza regionali, i curdi restano ancora prigionieri della loro geografia. Dopo un secolo di promesse mancate e frontiere imposte, il loro destino resta appeso agli equilibri della regione

Per fortuna i curdi sono gli ultimi a credere alla mitologia sui curdi. Alla saldezza della loro unità, per cominciare: i curdi sono divisi, e lo sono stati rovinosamente nel passato almeno quanto sono stati in altri momenti uniti fino all’abnegazione. Nel primo giorno dell’attacco all’Iran, Trump ha telefonato ai capi del Kurdistan iracheno: Mas’ud Barzani (1946), il vecchio leader del Pdk, il Partito democratico curdo, di Erbil e Dohuk, presidente della Regione autonoma fino al 2017, quando gli succedette il nipote Nechirvan; e Bafel Talabani (1973), il leader del Puk, l’Unione patriottica curda, di Suleymanya e Halabja, figlio di Jalal (1933-2017). Due dinastie, come si vede, che si spartiscono, più o meno di buon grado, la regione del nord iracheno che riuscì a ottenere l’autonomia, a un costo altissimo – fino al genocidio di Halabja perpetrato nel 1988 per conto di Saddam da Alì “il chimico”. Dinastie, di cui è difficile sorprendersi quando a contendersi – finché durano – la successione in Iran sono il figlio........

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