In un’intervista al Corsera, la figlia del Cav denuncia il corporativismo interno alla magistratura, intuendo la posta in gioco politica del referendum
Liberale in economia, radicale sui diritti, come solo una donna sa essere, Marina Berlusconi, in un’intervista al Corriere della sera, ha saputo anche cogliere il punto centrale della riforma sull’ordinamento giudiziario, su cui annuncia il proprio Sì al referendum del 22 e 23 marzo. Ha individuato il nervo scoperto della magistratura militante, che coincide con il corporativismo di casta che porta alla campagna per il No. Il “carrierificio”, la fabbrica delle promozioni che passa per il Csm unificato, conseguenza naturale delle carriere unificate.
Due sono i concetti che la Presidente di Fininvest e Mondadori sviluppa per spiegare in modo chiaro, per chiunque non mastichi il diritto, quale è il bubbone da incidere. Il primo è quel “giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati” . E usa un’immagine molto chiara. La gestione delle nomine viene rappresentata come un grande bazar con i suoi prodotti, dove c’è chi vende e chi compra. Ma dove “tante nomine sembrano una cambiale, tante promozioni un ‘pagherò’”.
Naturalmente non viene pronunciata la parola “ricatto”, ma per capirlo è sufficiente conoscere la storia, per aver letto i libri di Alessandro Sallusti e Luca Palamara, e aver letto qualcuna delle tante interviste delle toghe per il No che fioriscono in questi giorni su giornali e tv. Come quella........
