Dagli eretici di un tempo, che dalle colonne del Manifesto difesero lo Stato di diritto, alla “sinistra che vota SÌ” riunita a Firenze per il referendum sulla giustizia |
È bello immaginare Rossana Rossanda con la sua fierezza battagliera, e Luigi Pintor e la sua distaccata ironia, seduti al fianco, o magari alla guida, della “sinistra che vota SÌ” sul referendum, riunita a Firenze. Gli eretici di un tempo, ben più trasgressivi di quelli di oggi, uniti ai fratelli minori proprio sul tema della giustizia. Quella che separò e portò su sponde opposte, negli anni in cui non c’era ancora neppure il processo accusatorio, i fondatori del “Manifesto”, quotidiano comunista, dall’ “Unità”, organo del Pci. Il partito da cui Rossanda e Pintor erano stati radiati per aver difeso i comunisti di Praga dai carri armati sovietici.
Garantisti contro giustizialisti, eretici contro ortodossi. E i diritti dell’individuo, culturalmente breviario del mondo liberale, che entravano a testa alta anche in una parte di quello comunista. Tanto da portare Luigi Pintor, in occasione dell’inaugurazione di un anno giudiziario, a scrivere sul “Manifesto” un editoriale che diventerà famoso, e sarà poi illustrato in un libro di Tullio Pericoli, dal titolo “I Mostri”. I mostri erano, nella penna perfida di uno dei più brillanti giornalisti italiani, i vertici della magistratura. Coloro che arrestavano senza prova, coloro che non pagavano mai per i loro errori.
Tre furono gli eventi che segnarono un crinale di lontananza, e di reciproche accuse di tradimento, nel mondo della sinistra di allora. Il primo fu il rapimento di Aldo Moro, il presidente della Dc che fu sequestrato e poi ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978. I 55 giorni che........