Parla l'avvocata e attivista per i diritti umani che dopo giorni di blackout digitale racconta la situazione del suo Paese dopo lo scoppio della rivoluzione |
«La vita è crollata davanti ai nostri occhi, siamo una nazione sotto sequestro». L’account di Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana e storica attivista per i diritti umani, torna attivo dopo giorni di silenzio. E la sua non è una voce qualunque. Il regime le ha dichiarato guerra per aver difeso le ragazze di via della Rivoluzione che nel 2017 sfidarono pubblicamente l’obbligo del velo e per aver denunciato, anche in solitudine, la pena di morte davanti ai tribunali. Un corpo esile che negli anni ha rappresentato milioni di persone, pagando più volte con il carcere il prezzo della propria battaglia.
Oggi, come in passato, quel corpo è di nuovo in piazza. Ma non è solo. È uno dei tanti che protestano contro un potere che, secondo Sotoudeh, ha trasformato l’Iran in un Paese privato delle sue libertà fondamentali. Le sue parole restituiscono tutta la gravità del momento: preoccupazione, rabbia, ma anche la consapevolezza di trovarsi di fronte a una svolta storica. Quella in corso, spiega, non è un’esplosione improvvisa, ma il risultato di anni di vessazioni e resistenza. Le persone scese in strada a Teheran portano con sé un accumulo di rabbia e frustrazione. Per «la violazione sistematica dei diritti delle donne e le restrizioni imposte loro, in particolare attraverso l’hijab obbligatorio. Per le frodi elettorali del 2009 e le manifestazioni studentesche di 27 anni fa, nel 1999, all’Università di Teheran. È l’esito di tutti i piccoli e grandi movimenti di protesta che hanno coinvolto diversi strati della società nel corso di questi 47 anni. Tutto questo si è infine manifestato nel movimento di gennaio, cioè proprio quello che stiamo vivendo oggi».
Le violazioni dei diritti umani - dalla........