Non si comprende come possa sfuggire, ai detrattori della riforma, l’effetto non voluto: confermare la politicizzazione della magistratura tanto sbandierata dal governo |
C’è una strana abitudine nel dibattito pubblico su questo referendum: trasformare un gesto di dissenso in una gara di percentuali. Se non sei numericamente imponente, allora non solo sei minoranza — cosa ovvia — ma diventi anche sospetto di millanteria, di enfasi indebita, quasi di abuso semantico.
La critica mossa ai magistrati dissenzienti che hanno deciso di staccarsi dalla propaganda dell’Anm, dichiarando di non vedere un rischio democratico nella separazione delle carriere, segue infatti un percorso curioso. Da un lato si dichiara implicitamente, enfatizzando la loro posizione minoritaria, che non meritano spazio, che non rappresentano nulla, che non vadano presi sul serio. Dall’altro, si assegna loro d’ufficio un megafono: quello della parte politica che ha voluto la separazione delle carriere, la destra.
L’effetto è paradossale:........