Quasi ottanta anni fa, il 1° ottobre 1946, si concluse il processo celebrato nella città tedesca, che condusse alla sbarra i 22 esponenti più importanti del nazismo, 12 dei quali furono condannati a morte per impiccagione

Il film “Norimberga”, in questi giorni nelle sale cinematografiche, riporta all’attenzione le pagine più buie della Storia europea e dell’umanità. Quasi ottanta anni fa, il 1° ottobre 1946, si concluse il processo celebrato nella città tedesca, che condusse alla sbarra i 22 esponenti più importanti del nazismo, 12 dei quali furono condannati a morte per impiccagione. Ancora una volta Hollywood ha presentato episodi e personaggi - non senza abbandonarsi alla tentazione di classificare i “buoni” e i “cattivi” – che hanno portato alla distruzione e poi alla costruzione di un nuovo mondo, basato su nuovi principi giuridici.

In Norimberga il regista James Vanderbilt si è affidato a Russell Crowe e a Rami Malek per indagare nei meandri nascosti di una delle menti “più raffinate” e votate al male del Terzo Reich, Hermann Göring, interpretato dall’ex Gladiatore. Malek è invece lo psichiatra dell’esercito statunitense, il tenente colonnello Douglas Kelley, al quale viene affidato un delicato compito, difficile da assolvere completamente: tracciare il profilo psicologico di Göring. Il gerarca nazista fu uno degli uomini più fedeli a Hitler. Per diversi anni comandò l’aeronautica tedesca. Fu, inoltre, il malefico suggeritore della “soluzione finale” con lo sterminio di milioni di ebrei. Göring cadde in disgrazia per aver collezionato una serie di fallimenti militari, a partire dal mancato contenimento degli attacchi aerei alleati che portarono alla distruzione di decine di città tedesche. Dopo il suicidio di Adolf Hitler e di Eva Braun nel bunker di Berlino il 30 aprile 1945, Hermann Göring sperò di eliminare ogni macchia delle........

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