Intervista alla giurista iraniana premio Nobel per la Pace: «Il futuro dell’Iran dipenderà dal suo popolo, che potrà scegliere il proprio leader e il tipo di governo attraverso un referendum» |
Gli iraniani che hanno il coraggio di protestare in patria contro il regime, incapace di porre un freno alla crisi economica e al deficit di democrazia, stanno vivendo giornate difficili e caratterizzate da lutti. Gli iraniani che invece vivono all’estero provano un profondo senso di tristezza nell’apprendere le notizie della brutale repressione in corso. Tra questi la Premio Nobel per la Pace nel 2003, Shirin Ebadi, prima donna a diventare magistrata in Iran per poi dedicarsi alla professione forense. Il Nobel per la Pace le venne assegnato per l’impegno nella difesa dei diritti umani e a favore della democrazia.
Ebadi vive dal 2009 in esilio volontario, ma con un impegno costante: far conoscere al mondo, attraverso un’intensa attività, ciò che succede in Iran. «Il futuro del mio Paese», dice Shirin Ebadi al Dubbio, «sarà deciso dal popolo attraverso un referendum libero». Il regime si muove nell’oscurità, impedisce le comunicazioni con l’estero e fa trapelare pochissime notizie per soffocare nel sangue le proteste. Con l’accondiscendenza di una magistratura che condanna a morte i manifestanti.
In un bellissimo libro del 2008, “La gabbia d’oro”, Ebadi racconta le storie di molte famiglie iraniane le cui esistenze sono state stravolte dalla rivoluzione islamica. Singole storie che poi diventano lo specchio di una società intera. Stravolgimenti che a distanza di quasi mezzo secolo si ripetono con il sacrificio di tante vite, soprattutto giovani. Gli iraniani sono desiderosi di tagliare le........