Bufera dopo il post di Maruotti: a rischio la credibilità, dicono i moderati di “Mi”. L’incubo del flop nelle urne

Era inevitabile. L’Anm si spacca. E cala il gelo. A riaprire la frattura mai davvero ricomposta fra progressisti e moderati è il post, poi rimosso, del segretario generale Rocco Maruotti. È l’infelice accostamento che il numero due dell’associazione ha proposto fra i metodi nazistoidi dell’Ice trumpiana e il modello accusatorio. Vale a dire l’assetto processuale che, con la separazione delle carriere, troverebbe compimento: “Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella ‘democrazia’ al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio. Giusto dire No”.

A prendere le «distanze» sono i delegati di “Magistratura indipendente” nel parlamentino Anm. Alludono al rischio di minare «il pluralismo interno all’Associazione» e la sua «credibilità istituzionale». La frase incriminata, lasciata solo per poco sui social, aveva suscitato una durissima replica di Carlo Nordio, che aveva parlato di messaggio «disgustoso». Ma già lunedì, la presidente e il segretario generale di “Mi” Loredana Miccichè e Claudio Galoppi, avevano deplorato le parole di Maruotti (che nella giunta Anm rappresenta la progressista “Area”), pur senza citarlo. Si erano limitati a un appello rivolto a «tutti i magistrati, specie coloro........

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