Tra raccolte di firme strumentali e slogan ideologici il confronto si allontana dal merito della riforma |
L’appuntamento referendario fissato per il 22 e 23 marzo è ormai vicino e nel fronte dei sostenitori del no gli animi si accendono fino a creare una atmosfera incandescente. È stato messo a punto un escamotage davvero imprevedibile. Gli strateghi dello sgambetto al sì hanno escogitato e dato vita a uno strumento dilatorio promuovendo una raccolta di firme per l’attuazione del referendum sulla legge costituzionale già approvata dal Parlamento. Si prende spunto dalla disciplina costituzionale come se il ricorso alle urne non fosse già stato promosso da più di un quinto degli appartenenti alle Camere, per dare impulso alla acquisizione dei consensi popolari al no. Evidentemente si tratta di un aggiramento dell’ordine naturale stabilito dalla legge con l’intento di esibire una forza muscolare contraria alla divisione della magistratura in due comparti.
Se è già doveroso l’appello al popolo per l’eventuale conferma della riforma, che senso ha andare alla ricerca di un bis in idem che serve solo a far slittare i tempi di apertura delle urne, così da assicurare ai patrocinatori del no qualche ulteriore settimana necessaria per leccarsi le ferite fotografate dagli attuali sondaggi e a recuperare terreno rispetto alla posizione più avanzata raggiunta finora dal sì? Come si usa dire talvolta negli ambienti forensi dagli avvocati penalisti nella imminenza dei loro processi “l’istituto del rinvio è la prova dell’esistenza di........