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L’intervista ai cronisti francesi nella quale Paolo Borsellino disse di non sapere nulla sull’ex senatore rimase segreta fino al ‘94: crolla il teorema dell’accelerazione di via D’Amelio

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07.02.2026

Marcello Dell'Utri non c’entra nulla con le stragi di Capaci e via D’Amelio. Lo dicono, nero su bianco, i magistrati della Procura di Caltanissetta, mettendo fine a un inseguimento giudiziario durato decenni e fatto di teoremi, sospetti e indagini infinite. Dopo anni di ricerche frenetiche per trovare un legame tra l’ex senatore e le bombe che hanno ucciso Falcone e Borsellino, la richiesta di archiviazione firmata dal procuratore Salvatore De Luca e dall’aggiunto Pasquale Pacifico chiude il cerchio: “infondatezza della notizia di reato”. In sostanza, non ci sono prove.

Tutto era ricominciato nel luglio del 2022. La Procura aveva deciso di riaprire le vecchie carte, quelle del fascicolo già archiviato nel 2002, per dare la caccia a un “fantasma” che da sempre aleggia in queste storie: il mandante esterno. L’indagine riguardava Dell'Utri e, inizialmente, anche Silvio Berlusconi, la cui posizione è stata poi chiusa per la sua scomparsa. L'obiettivo dei magistrati era capire se dietro l'accelerazione della strage di via D’Amelio ci fosse un interesse politico o economico legato alla nascente Forza Italia, allora ancora in fase di “progetto”.

Il cuore di questa nuova indagine batteva a due giorni prima della strage di Capaci. È il 21 maggio 1992, Paolo Borsellino apre la porta di casa sua a due giornalisti francesi, Jean........

© Il Dubbio