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L’articolo 21 scatta solo per loro. Se si osa decostruire il servizio pubblico con documenti e fatti, scatta l'inchiesta ritorsiva

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21.01.2026

La lettera pubblicata da Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente del Garante della Privacy, su Il Giornale dovrebbe farci riflettere. Non solo su quello che è successo a lei, ma su un metodo che ormai da anni si sta diffondendo nel giornalismo d'inchiesta condotto da Report in prima serata Rai. Un metodo che rischia di trasformare il servizio pubblico in uno strumento di ritorsione.

Cerrina Feroni scrive: “Tali diritti fondamentali sono stati, in questa vicenda, calpestati come raramente è avvenuto in passato. Qui si è di fronte a una turbativa molto seria degli equilibri istituzionali: un soggetto sanzionato ha scatenato la sua straordinaria forza mediatica, usando un servizio pubblico, per colpire il soggetto sanzionatore che, come suo dovere, ha applicato la legge per un comportamento illecito”. Sono parole pesanti. Pesanti perché descrivono qualcosa che chi ha cercato di decostruire le inchieste di Report conosce bene. C'è un paradosso che ormai è evidente a chiunque abbia occhi per vedere: la libertà di stampa sembra valere solo per loro. Se osi criticare un servizio di Report, se provi a mettere in discussione le loro ricostruzioni con documenti e fatti, se hai il coraggio di fare quello che dovrebbe fare ogni giornalista serio - verificare, controllare, chiedere conto - allora diventi automaticamente un bersaglio.

Prendiamo il caso del Gambero Rosso. Stiamo parlando di uno dei punti di riferimento più importanti dell'enogastronomia italiana, una guida che da anni lavora con serietà e professionalità. Quando hanno osato criticare in maniera documentata e trasparente alcuni servizi di Report sul vino, cosa è successo? La redazione di Ranucci ha messo in piedi un'inchiesta contro di loro. Non una risposta........

© Il Dubbio