Il presunto "scandalo" denunciato da Report è una bufala di dimensioni colossali
Domenica sera, almeno un milione di persone si sintonizzeranno su Rai3 per guardare Report, aspettandosi di scoprire uno scandalo di dimensioni epocali: un "software spia" installato su 40mila computer di tribunali e procure italiane, per giunta all'insaputa dell'allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, capace di "videosorvegliare i magistrati" senza lasciare traccia. Non solo. Un software che, stando alle anticipazioni, viene usato per i supermercati, ma non per i luoghi sensibili come le procure. Nulla di tutto questo, però, è vero.
Andiamo con ordine. Il programma "incriminato" ha un nome tecnico che a chi non mastica informatica suona come una sigla dei servizi segreti: ECM o SCCM. Oggi si chiama Microsoft Endpoint Configuration Manager e chi lavora in una banca, in un'assicurazione o in una grande azienda, con ogni probabilità se lo ritrova installato anche sul proprio computer. Non è un virus, non è un trojan e non è stato creato per spiare nessuno. Serve a una cosa molto banale: evitare che un tecnico debba girare fisicamente per tutti i 40mila pc degli uffici delle procure ogni volta che c'è da installare un aggiornamento di Windows, un nuovo antivirus o fare semplicemente manutenzione. Senza questo strumento, la giustizia italiana, già lenta di suo, si fermerebbe al primo problema tecnico.
Nell'inchiesta di Report, questo software viene descritto come un prodotto per i "totem dei supermercati", quasi a voler dire che il Ministero ha usato una tecnologia di scarto, utile per controllare dolosamente i fascicoli riservati. È una ricostruzione completamente falsa. Questo programma è lo standard mondiale per la sicurezza delle reti complesse. Il Dubbio ha........
