Dopo l'evasione, l'istituto milanese sarebbe cambiato in peggio. La denuncia e l’interrogazione Giachetti: familiari trattenuti per ore

Tre ore chiusi a chiave nella sala d'attesa, senza poter uscire né avvisare nessuno. Mentre ai detenuti sarebbe stato detto che i familiari se n'erano andati. Affettività dimezzata, presunta aggressione nei confronti di un familiare in attesa di colloquio e perquisizioni con le scarpe sopra le lenzuola dei detenuti. Il clima all'interno del carcere milanese di Opera si sarebbe fatto pesante, quasi irrespirabile. Sarebbe accaduto il 19 dicembre scorso nel carcere di Opera: dopo che un detenuto era evaso il 7 dicembre, la situazione sarebbe precipitata.

Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, ha presentato un'interrogazione al ministro della Giustizia dopo aver ricevuto una segnalazione dall'Associazione Yairaiha, che raccoglie le testimonianze dei familiari delle persone detenute. Le segnalazioni parlano di un clima che sarebbe cambiato radicalmente dopo l'evasione. Perquisizioni ogni giorno, con agenti che, secondo quanto riferito, salirebbero sui letti dei detenuti con le scarpe. Sezioni che verrebbero chiuse senza spiegazioni. E soprattutto quella giornata di metà dicembre che i familiari descrivono come "da incubo".

Per i familiari dei detenuti, quella che doveva essere l'ora di colloquio per mantenere vivo il legame affettivo si sarebbe trasformata in una sorta di sequestro. Lo scrivono i parenti nella segnalazione inviata a Yairaiha: sarebbero stati tenuti chiusi a chiave per tre ore nella stanza d'attesa, senza poter comunicare con nessuno e senza la possibilità di uscire, nemmeno per chi doveva andare a prendere i figli a scuola.

Ma ci sarebbe di più. In quelle tre ore di tensione, si sarebbe consumato un vero e proprio "gioco psicologico" ai danni di chi sta dentro e di chi sta fuori. Ai familiari sarebbe stato detto che i detenuti non volevano........

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