Terni, l'intervista a don Matteo Antonelli: "Sono i laici che mi hanno trasmesso la fede"

18 Maggio 2026, 05:00

Dal 20 aprile è amministratore diocesano di Terni-Narni-Amelia. Nato e cresciuto sul territorio, da laico e da uomo di fede, è stato scelto dal Collegio dei Consultori per guidare la Diocesi dopo il saluto del vescovo Soddu. Nato a Otricoli, 49 anni, don Matteo Antonelli si racconta nell’intervista rilasciata al Corriere.

- Don Matteo, innanzitutto una prima impressione di questo nuovo e importante incarico.

E’ un tornare a casa, è rincontrare persone con cui hai vissuto una storia, hai intrapreso percorsi, hai stretto relazioni. In parrocchia (Nostra Signora di Fatima a Gabelletta, ndr) mi dicono: come dobbiamo chiamarti adesso? Io resto sempre don Matteo. E’ solo il ruolo che è un altro.

- Ruolo di amministratore diocesano. Che cosa significa in senso pratico?

Io non sono il vescovo, anche se ho la responsabilità della Diocesi in questo tempo. La devo solo “accompagnare”. Una scelta ad esempio che ho voluto fare, quando sono stato eletto, anche per dare un segnale, è stato di non prendere posto nell’ufficio del vescovo. Dove mi trovo ora (nella foto, ndr) è un ufficio libero della Curia. Il mio ruolo è temporaneo: mi è stato chiesto e l’ho accettato come uomo di Chiesa, però la mia preghiera e il mio auspicio è che arrivi quanto prima chi deve occupare l'ufficio giusto, non solo in senso fisico ma nel vero significato del termine: “l’ufficio del vescovo”.

- Raccontiamo un po’ la tua storia personale.

Sono narnese, originario di Otricoli, dove ho vissuto per 6 anni. Sono il primogenito di una bellissima famiglia, siamo 6 fratelli. Ho sempre vissuto in ambito ecclesiale, grazie alla fede di mamma e papà, e anche a un'educazione che non è stata solo andare a Messa la domenica. Ma impegnarsi, in quelle che sono le attività giovanili, prima, e poi, anche i diversi incarichi e ministeri, svolti nel tempo: da catechista all’Acr, fino a che, prima di entrare in seminario nel 2005, una volta laureato in Lettere, nel 2001 monsignor Paglia mi ha affidato come laico la pastorale giovanile della diocesi. Ho seguito questo servizio per 4 anni. Poi una volta entrato in seminario ad Assisi ho vissuto l'esperienza pastorale a Narni, in Duomo con don Francesco De Santis, e diventato prete, dopo due anni scarsi da vice parroco, sono stato nominato parroco a Gabelletta, nella chiesa di Nostra Signora di Fatima. Essere parroco è l’esperienza più importante del mio ministero sacerdotale, anche se non sono solo questo. Ci sono tanti altri incarichi assegnatemi dai vescovi precedenti. Ormai circa 10 anni fa monsignor Piemontese mi nominò vicario per l’apostolato dei laici.

- Una vita pastorale sempre immersa nel rapporto sia con i laici - Azione........

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