Droni e criptofonini, le mafie si adattano per aggirare le restrizioni del 41bis

Per decenni l’immagine del capomafia detenuto è stata quella di un uomo che continuava a impartire ordini dalla cella. Per contrastare questo fenomeno, grazie all’impegno di Giovanni Falcone venne introdotto l’articolo 41bis dell’ordinamento penitenziario — il cosiddetto “carcere duro” — concepito per interrompere i contatti tra i detenuti coinvolti in criminalità organizzata, mafiosa o terroristica e le loro reti esterne. L’obiettivo era chiaro: impedire la trasmissione di direttive e la gestione di attività illecite dall’interno degli istituti penitenziari.

Oggi, tuttavia, la criminalità organizzata ha compiuto una rapida e pervasiva trasformazione digitale, convertendo celle di massima sicurezza in nodi logistici 4.0. Nonostante le restrizioni previste dal 41bis, i clan si sono affidati a tecnologie sofisticate per mantenere il controllo di traffici illeciti, emettere “sentenze” interne e coordinare azioni esterne, spesso in modo quasi indistinguibile dalle attività operative ordinarie dell’organizzazione.

La vera rivoluzione degli ultimi anni si è consumata nei cieli sopra alcuni penitenziari — tra questi, gli istituti di Livorno, Roma, Palermo e Napoli — dove i droni sono diventati strumenti professionali di........

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