Davanti al pericolo reale: che cosa stiamo insegnando ai nostri ragazzi |
La tragedia immane e indicibile avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana interpella tutti noi. Non come fatto di cronaca da archiviare, ma come evento che chiede pensiero, elaborazione, responsabilità, silenzio rispettoso e parole necessarie. Quando giovani vite vengono spezzate in questo modo, non possiamo limitarci alla commozione o allo sdegno: il dolore, se resta muto, non educa.
Da pedagogista, da adulta, da donna che da anni lavora accanto ai giovani e agli educatori, ai genitori, agli insegnanti, mi soffermo su alcune delle molte domande educative che questa tragedia ci pone. Non per cercare colpe, né per emettere sentenze, ma per comprendere ciò che accade prima del gesto, prima della distrazione, prima dell’irreparabile.
Colpisce, in eventi come questo, la difficoltà di percepire il pericolo per ciò che realmente è. Non perché i ragazzi siano “inermi” o “incoscienti”, ma perché vivono immersi in un contesto che ha progressivamente indebolito il confine tra realtà e rappresentazione. Tutti viviamo in una società che trasforma la realtà in immagine, in esperienza da osservare o commentare. Anche ciò che è potenzialmente letale. In questo passaggio, il pericolo perde consistenza, si fa lontano, quasi irreale. E nelle situazioni in cui la realtà irrompe con tutta la sua forza distruttiva, spesso avviene troppo tardi.
Non si tratta di mancanza di valori. I giovani hanno valori, e profondi. Ma faticano, oggi, a riconoscere il momento e il modo in cui è necessario agire, non guardare; scegliere, non restare sospesi; allontanarsi, non restare.
Ho scritto spesso che l’adolescenza è una stagione di grande vulnerabilità, ma anche di straordinaria potenza. Un tempo fragile, non colpevole. La mente è ancora in formazione, la capacità di valutare pienamente le conseguenze non è stabilizzata, il desiderio di appartenenza è fortissimo. Tutto questo non è un difetto: è una condizione evolutiva.
Il problema nasce quando questa fragilità incontra un mondo adulto che si ritrae, che arriva dopo. Quando chiediamo ai ragazzi di essere lucidi in situazioni che noi stessi, come società, abbiamo reso confuse.
Non possiamo pretendere che siano loro a possedere, da soli, quegli strumenti........