La donna che spezza l’ordine, le streghe di Marilù Oliva |
E se “strega” fosse ancora il nome che diamo alle donne che rifiutano un destino di silenzio, invisibilità, abusi, prevaricazione deciso da una società che fatica a rinunciare al patriarcato, decidendo di farsi esse stesse ultima parola là dove la giustizia tace, rifiutando di delegare a un sistema inerte la riparazione di un male che resta impunito?
Allora strega potremmo chiamare ognuna delle quattro donne che Marilù Oliva pone come protagoniste del suo nuovo romanzo, (Via delle Streghe, Solferino) in cui Serena, Magalie, Zulmira e Iside abitano un vicolo immaginario della Bologna di oggi portando nell’anima ferite private e rabbie collettive, inscritte in una realtà in cui il femminicidio è notizia quotidiana, non accettando però l’archiviazione morale delle vittime ma vendicandole ed è in questa scelta che si riattiva l’archetipo della strega: la donna che spezza l’ordine, che non perdona ed esibisce il suo potere. Oliva costruisce così una narrazione che non invita all’emulazione, ma costringe a interrogarsi su cosa accade quando la richiesta frustrata di giustizia si trasforma in necessità di vendetta. E quanto è sottile il confine tra crimine e autodifesa simbolica, in un contesto ancora segnato da relazioni asimmetriche tra uomo e donna. Anche in questo romanzo, come in quelli mitologici dell’autrice, sono cuori di donna quelli che rivendicano e hanno tutto il protagonismo: Serena la prima delle “streghe” in cui si imbatte chi legge è la giovane sorella di una ragazza che, come troppe ogni anno, muore in nome di quell’amore che non ama ma uccide, è la prima strega giustiziera con il cui dolore dobbiamo fare i conti e che ci aiuta a capire come talvolta a chi resta, ai parenti delle vittime di femminicidio manchi la certezza e la consolazione della giusta pena del colpevole e che quindi il farsi giustizia da soli rappresenti una soluzione anche se estrema. Magalie è una professoressa segnata da una ricerca di appartenenza e le streghe le studia accanendosi sulle carte, Zulmira è la negromante diplomata, la più anziana, dispensatrice di vaticini e consigli, Iside è il personaggio la cui identità si costruisce attraverso la trasformazione, vulnerabilità e la consapevolezza.
Diverse eppure ugualmente disposte a farsi squadra, a credere in un progetto in cui dopo il cammino del dolore deve seguire quello dell’indignazione e della morte del femminicida. L’occulto diventa uno ‘spazio’ buio dell’anima al quale attingere per recuperare controllo sulla propria vita e rinascere ma anche per imporre al male la condanna. Ricorrere alla magia è per le donne di Marilù Oliva chiedere aiuto a quell’energia cui si appellarono le streghe che abbiamo condannato e bruciato ma di cui non abbiamo dimenticato il potere con il quale riuscirono ad agitare, spaventandoli, la Storia e gli uomini. Non volano su scope le streghe del romanzo ma voltano le spalle al presente e cercano nel passato le risposte, modelli. Troveremo il mondo ellenico pronto a porgerci dei ed eroi del Mito perchè ci vengano spiegate paure ancestrali, bisogni insopprimibili, ragioni della supremazia del maschio. Eppure questa storia nella quale possiamo riconoscere i recenti casi di cronaca che più ci hanno turbato, insegna alle protagoniste e a noi che la vendetta non restituisce giustizia, né pace ma al contrario che la sofferenza possa e sappia trasformarsi in distruzione e quindi a chi uccide va imputato anche il male che una vittima può determinarsi a commettere se ignorata, dimenticata. Uccidere chi ha ucciso non è la soluzione, infliggere violenza non risolve il dolore, lo arma. Questo libro ci invita a riflettere sulla solitudine che imprigiona le vittime e le loro famiglie, sul tema dell’educazione emotiva e sessuale da impartire nelle scuole, sull’urgenza che le donne devono sentire di essere unite, sorelle, sui ritardi legislativi, sulla percezione di uno Stato che non tutela, non protegge, non riconosce nel patriarcato le ragioni della precarietà della condizione femminile. La lettura è coinvolgente sin dalla prima pagina, vogliamo correre velocemente a scoprire cosa succede, come finisce per le quattro streghe…Lo stile si definisce per nitidezza ma anche per i simbolismi e le immagini sensoriali, il sapiente alternarsi di introspezione e azione, l’atmosfera è sospesa tra realtà dei fatti e dimensione rituale, il bisogno condiviso di giustizia e la dimensione esoterica che si intersecano. Neanche questo libro della Oliva si sottrae dal mostrarci come, confusi e deboli, privi di riferimenti, sappiamo, e, in particolare tra noi, le donne, voltarci indietro e cercare nel Passato e nel Mito senso, bellezza, cura ed esempi di coraggio.
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