I chatbot sono davvero coscienti?
Ho perso il conto delle volte che sono incappato nell’astuta parabola degli uccelli e degli aerei. Dice così: se la funzione del volo propria degli uccelli può riprodursi negli aerei, che pure sono cose tanto diverse, allora anche le nostre funzioni come la coscienza si possono riprodurre in sistemi artificiali.
Perché questa similitudine è falsa e speciosa? Così emblematica della spaventosa superficialità e presunzione con cui si assimila la vita, evoluta per miliardi di anni, ai modesti manufatti umani?
Il volo è una banale condizione fisica. Misurabile, ben definibile, riconoscibile oggettivamente: vola ciò che sta in aria senza sostegno materiale, punto.
La coscienza è tutto il contrario. Concetto antico, aurorale, nebuloso, fatto della sostanza dei sogni, avulso da scienza, ancorato all’insondabile interiore individuale, a complessità organiche ignote e irriducibili. Difficile (e non auspicabile) che potrà mai solidificarsi in una definizione univoca e operazionalizzabile in un set di parametri numerici.
A dire il vero, la ‘coscienza’ nemmeno esiste. Non come proprietà astratta, indipendente da organismi viventi. Esistono solo esperienze coscienti soggettive e private. Nessuno ha accesso ad un altro punto di vista, tanto meno oggettivo e trascendente. È tutta fiction che il linguaggio permette, come........
