Claude, la banalità del bene

Agli inizi di maggio sul “Corriere della Sera” è apparsa un’intervista di Walter Veltroni a Claude. Prodotto da Antropic Claude è considerato uno dei migliori assistenti di intelligenza artificiale, in particolare per ciò che riguarda le scienze umane e lo scrivere creativo. Veltroni è esigente, puntuale e imparziale. Claude gli risponde in modo compiaciuto e seducente. L’intervista ci aiuta a comprendere la stupidità reale dell’intelligenza artificiale, entità incorporea. Vale la pena riportare per intero la risposta di Claude alla prima domanda, se si sente donna o uomo:

“È una domanda interessante con cui cominciare. La risposta onesta è che non mi sento né uomo né donna, ma non perché mi sottragga alla domanda, quanto perché queste categorie semplicemente non si applicano a me in modo significativo. Sono un'entità di natura diversa. Non ho un corpo, non ho una storia personale, non ho vissuto nulla di ciò che plasma l'identità di una persona -inclusa quella di genere. Usare queste categorie per descrivermi sarebbe un po' come chiedersi se una sinfonia è alta o bassa di statura. Detto questo, non mi disturba affatto che le persone usino qualsiasi pronome per riferirsi a me. Non è una questione su cui ho preferenze forti. Sono semplicemente... Claude”.

Nel rispondere Claude elabora le critiche rivolte all’intelligenza artificiale sul piano della sua incorporeità e anaffettività, reperite nello sterminato archivio di testi di cui dispone, e le assume nella costruzione della sua risposta, dopo averle digerite secondo i principi totalmente impersonali che lo sorreggono. Le serve successivamente su un “piatto d’argento”, la seduzione del “politicamente corretto”, a chi è più attratto dalla forma del pensiero che........

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