La sinistra francese che si rialza sia un modello per l'Italia |
Nel secondo turno le città più importanti hanno dato un quadro abbastanza eloquente: Parigi, Marsiglia e Lione vanno alla sinistra. A Parigi, nonostante le previsioni poco confortanti, Emmanuel Gregoire, candidato della Union des gauches (esclusa la France Insoumis di Jean-Luc Mélenchon) ha conquistato il comune con il 50,52% dei voti, seguito da Rachida Dati, candidata della destra con il 41,52%; ultima la candidata della sinistra, Sophia Chikirou con un magro 7,96%.
A Marsiglia il sindaco uscente, di sinistra, Benoît Payan, ha vinto con il 54,34% dei voti, contro il candidato del Rassemblement National, estrema destra, che si è fermato al 40%; a Lione infine l’ecologista Grégory Doucet ha battuto con 50,67% il candidato della destra Jean-Michel Aulas. Questo risultato evidenzia come le città più grandi siano andate alla sinistra confermando una tendenza consolidata.
Il Rassemblement National conquista invece le città medie e/o le zone rurali e la città di Nizza dove il candidato Ciotti, prima di destra moderata ora alleato con il RN, vince col 48,54 % contro il sindaco uscente, Estrosi (che si ferma al 39%) anche lui proveniente dai Repubblicani ora espressione del partito Horizons.
Lo scenario complessivo che ne è uscito indica in primo luogo una ripresa significativa della sinistra col PS in testa. Questa è una buona notizia ma in una realtà comunque complicata che marca una crisi politico-sociale della Francia: gli estremismi sterili di Mélenchon, il suo filoputinismo e la sua contrarietà a una forte difesa europea, cose per cui il PS evita con lui anche alleanze elettorali; un presenza solida dell’estrema destra di Marine Le Pen che include nelle sue liste candidati razzisti, violenti, les “brebis galeuses” le pecore nere, come vengono chiamati da giornali e media progressisti, ripetendo una pratica ormai abituale come nelle politiche del 2022, nelle presidenziali dello stesso anno, nelle politiche del 2024 (in seguito alla ”dissolution” dell’Assemblea nazionale pronunciata da Macron la cui lista fu perdente alle europee); un vivacchiare infine del presidente Macron il cui specchio ormai non lo indica più da tempo come “il più bello e nuovo del reame”.
In secondo luogo ciò che emerge è il declino progressivo della credibilità di Macron che continuerà il suo mandato fino alla fine cercando di destreggiarsi fra i due opposti estremismi accontentandosi di mostrarsi come il difensore della Repubblica contro il pericolo della destra estrema e spendendosi bene in politica estera.
Coincidenza vuole che proprio dopo queste elezioni sia scomparso Lionel Jospin, un socialista d’altri tempi, leader del suo partito, primo ministro per cinque anni, dal 1997 al 2002, di religione protestante, un calvinista della politica rigoroso, appassionato, mai eccessivo, colui che introduce le 35 ore lavorative pagate come 40, che si batte per le politiche giovanili, che si ritira dalla vita politica nel 2002 quando nelle presidenziali viene escluso dal ballottaggio dal candidato del Front National di Jean Marie Le Pen, allora in ascesa, cosa che riconfermerà Jacques Chirac presidente per sbarrare la strada all’estrema destra.
Un’eredità questa di cui oggi ha molto bisogno la sinistra in Europa, in Francia, in Italia: determinazione, perseveranza capacità di comprendere i propri errori, lavorare ad un progetto. I risultati del referendum sulla giustizia qui in Italia, hanno respinto la riforma di una destra arrogante che ha tentato di imbavagliare libertà e democrazia e ci inducono a sperare alzando la testa consapevolmente. Ma il dibattito attuale qui in Italia appare in qualche modo inquinato. A una leadership incontestabile, quella della Schlein poiché segretaria del maggior partito della sinistra, sembra volersi contrapporre l’alternativa di Silvia Salis, sindaco di Genova, con il risultato di indebolire la sinistra nelle elezioni politiche del 2027 con la competizione senza senso di due leader! Se vogliamo battere questa destra di governo, dobbiamo apprendere la capacità di compattezza e di coordinazione, la costruzione di un chiaro programma in un momento così delicato, altrimenti continueremo a procedere divisi e non credibili di fronte a un elettorato che vuole certezze e chiarezza.
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