L'aria è cambiata, occupiamoci dei problemi della gente |
La prova del referendum sulla giustizia è stata superata non dal governo promotore di questa riforma, ma dal paese che ha espresso un netto No a salvaguardia della nostra Costituzione e ai principi fondamentali che l’hanno ispirata. Lo stacco rispetto al Sì è di circa 7 punti, il 53,7% per cento dei consensi contro il 46,3 ed il Sud, la Sicilia in particolare hanno respinto la riforma con un consenso ampio e inequivocabile.
Qualcuno ha commentato che questo risultato indica un atteggiamento conservatore perché una Costituzione può modificarsi nel tempo. Certo può modificarsi ma non nei suoi tratti fondanti, a discapito della corretta separazione dei poteri e della indipendenza del potere giudiziario. Può modificarsi ma con una scelta condivisa ed un passaggio in parlamento che accolga le ragioni dell’opposizione cosa che, come è noto, non è avvenuta.
Il significato di questo voto è chiaramente politico, va quindi al di là del quesito referendario.
Esso dice soprattutto due cose: la scelta degli elettori esprime chiaramente un disagio, un dissenso rispetto alle scelte di un governo che continua a raccontare una realtà che non c’è, che usa la vecchia triade dei populismi di ogni specie (famiglia patria religione) dimenticando che il popolo non può essere un “passepartout” per arbitrii, tracotanza e retorica insidiosa; il metodo clientelare, che ha infestato la vita politica italiana, riesumato da un deputato di FdI, alla vigilia del voto come “extrema ratio” per accaparrarsi un po’ di voti, è stato respinto dagli elettori che hanno scelto di essere cittadini e non clienti, difendendo l’equilibrio della nostra Costituzione. Insomma l’Italia ha alzato la testa.
La premier Giorgia Meloni ha usato fino all’ultimo il linguaggio della paura, della minaccia, miscelato a una vena vittimistica e complottista che vede nemici dovunque e incita il “popolo” a fare quadrato attorno a lei e al suo governo. È scesa in campo di persona quando il timore di una sconfitta ha cominciato ad aleggiare nel suo entourage ma non è riuscita a scongiurarla, forse l’ha attenuata. Ieri dopo il risultato è apparsa artatamente dimessa in un video, come d’abitudine, affermando che continuerà il suo mandato per completare le promesse fatte arrivando al potere. Viene da pensare alla fiaba di Andersen scritta quasi due secoli fa, I vestiti nuovi dell’imperatore, dove si narra di un imperatore vanitoso che per abbellire il suo aspetto fisico, in ciò sostenuto dai suoi cortigiani, ordina a due cialtroni un abito nuovo, di stoffa mai vista, preziosa, che ha la proprietà, come essi sostengono, di essere invisibile. Questi abiti gli vengono consegnati, nessuno li vede, ma nella metafora fiabesca tutti continuano a crederci. Il sovrano quindi sfila per le vie davanti al popolo assiepato e un po’ disorientato; i suoi consiglieri tacciono, timorosi, quando ad un tratto un bambino urla: “ma il re è senza vestiti, è nudo”. L’incantesimo che aveva attanagliato i sudditi si spezza e gli occhi di tutti puntati sul re lo vedono per quello che è. Oggi la premier Meloni ha perso i suoi abiti immaginari e deve tenerne conto.
Oggi, poiché la nebbia si è dissipata, tocca ai cittadini, alle associazioni, ai partiti di opposizione che si sono impegnati a mostrare la realtà nella sua verità, ritrovando il rapporto con le persone, a essi tocca costruire un’alternativa convincente ed efficace che si occupi dei problemi della gente: il lavoro, la sanità, il diritto a una vita dignitosa, una politica di mediazione perché le guerre che ci attraversano si spengano e si ricominci a comporre i conflitti secondo i valori e le regole del sistema democratico. Il Mezzogiorno si è svegliato e la Sicilia in questa occasione ha affermato un primato: il tasso di astensionismo è stato sì alto, poiché non tutto si può raddrizzare in un giorno, ma chi ha votato ha regalato al No il 60% dei voti, una percentuale mai vista!
L’aria è cambiata, la sinistra è forse uscita dal limbo, occorre ora usare bene questo risveglio per avviare un percorso duraturo e propositivo.
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