I diritti non si difendono da soli

Giuseppe Conte, riprendendo le parole di Alexandria Ocasio-Cortez, ha scritto che la cultura "woke" non può essere l'ossatura ideologica di una forza progressista e che è il momento di correggere il tiro rispetto a presunti eccessi nella difesa dei diritti delle minoranze e alla radicalità con cui i temi sono portati nella discussione pubblica. Vale la pena guardare il dibattito che ne è emerso per quello che è, visto da chi – operatore sociale – nei diritti e nei meccanismi concreti di inclusione ed esclusione dalla cittadinanza (questo è lo stato sociale) lavora ogni giorno. Al netto dell'Opa lanciata sul campo largo da Conte il dibattito appare infatti sintomo di una più generale e pericolosa tendenza con cui si aprono le campagne elettorali in mezzo mondo, tendenza regressiva proprio sul piano dei diritti, dettata di fatto dall'agenda delle destre globali razziste e suprematiste.

Stiamo attraversando una stagione nella quale le ragioni del diritto, e il suo potere di regolazione dei comportamenti di stati e corporation, sono fortemente attaccate. Questo ha e avrà un impatto enorme nella ridefinizione dei confini del diritto e dei sistemi di tutela della dignità umana. 

In guerra abbiamo sentito dire che "il diritto internazionale è importante, ma fino a un certo punto" (Antonio Tajani, sulla Global Sumud Flotilla), e abbiamo sentito chiedere di "definire bambino", con riferimento al fatto che certi bambini, le........

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