Dai governi europei scelte insufficienti e parziali. Occorre investire e unire di più |
È un fatto positivo che i leader dei governi europei abbiano finalmente compreso che è tempo di muoversi uniti per affrontare con coraggio e visione la crisi che stiamo attraversando. L’Europa, di fronte alle grandi trasformazioni globali, non può permettersi esitazioni né divisioni. Abbiamo fatto bene noi del Partito Democratico, fin dall’inizio della legislatura, a contrastare l’immobilismo e a chiedere un cambio di passo. Tuttavia, dal vertice di Bruxelles emergono anche segnali preoccupanti e scelte insufficienti e sbagliate rispetto alla portata delle sfide che abbiamo davanti. In un tempo straordinario serve un’ambizione straordinaria: è il momento di risposte adeguate, non di compromessi al ribasso. Non sembra si stiano assumendo decisioni chiare e ambiziose sugli investimenti in innovazione, sulla transizione energetica, sul rafforzamento di una vera politica estera e di difesa comune, né si indica una strada concreta verso una più profonda integrazione europea. Occorre invece affrontare con determinazione i nodi politici centrali: dalle scelte sull’allargamento, che deve procedere insieme alla riforma delle istituzioni, al superamento del principio dell’unanimità, che troppo spesso paralizza l’azione comune. Allo stesso tempo, è necessario completare la costruzione di un vero mercato interno, non solo come spazio economico integrato, ma come pilastro dell’Europa sociale: un’Unione che protegge il lavoro, promuove coesione, riduce le disuguaglianze e investe nelle nuove generazioni. Prevale ancora un’impostazione che mette al centro gli Stati membri e rafforza la dimensione intergovernativa, invece di consolidare il metodo comunitario e una sovranità europea condivisa. Se vogliamo un’Europa più giusta, più forte e più democratica, dobbiamo avere il coraggio di fare un passo avanti verso una vera Unione politica. Sta accadendo quello che da mesi denunciamo: il problema dell'Unione oggi è in gran parte legato all'indirizzo di Governi europei condizionati da un nazionalismo che è tornato a essere forte.
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