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Il corpo disarmato delle donne

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23.03.2026

L’imperativo è non scriverne solo l’8 marzo. E dunque eccoci, a parlare di donne e di pace in un tempo in cui la guerra è tornata a essere linguaggio ordinario della politica, le spese militari crescono e il conflitto si normalizza come strumento di regolazione degli equilibri internazionali. In questo contesto, parlare di cura e di pace può apparire ingenuo. Eppure, è proprio quando la forza sembra imporsi come unico criterio di realtà che diventa più urgente interrogarsi sul modello di società che stiamo costruendo.

Se economia, politica e istituzioni continuano a organizzarsi intorno a competizione, estrazione e gerarchia, il conflitto non sarà un accidente, ma una conseguenza. Se invece si rimette al centro ciò che rende possibile la vita collettiva – relazioni, protezione, educazione, salute, riproduzione sociale, in una parola: cura – allora anche la pace smette di apparire come una tregua tra guerre e torna a essere ciò che dovrebbe essere: un principio di organizzazione della convivenza.

Alla fine di marzo questa visione si declinerà in una delle sue tante forme a Roma. Il 24 marzo si terrà la Barefoot Walk – The Mothers’ Call, promossa da Women Wage Peace e Women of the Sun, due movimenti di donne, uno isrealiano e uno palestinese, con il supporto della ONG Vital Voices e il patrocinio di Roma Capitale. Madri palestinesi e israeliane cammineranno insieme per chiedere la fine della violenza e l’avvio di un processo negoziato in cui la voce delle donne trovi uno spazio. Nella stessa giornata, Reem Al-Hajajrah e Yael Admi saranno audite dalla Commissione Diritti Umani del Senato; il giorno successivo saranno........

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