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Cosa può fare il Piano Sud per la scuola?

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19.02.2020

Non ci si può lamentare perché il meglio è nemico del bene. E’ stato presentato il Piano per il Sud a Gioia Tauro e contiene delle linee di intervento riguardanti azioni sulle scuole del Sud finalizzate, si legge, “a favorire l’apertura delle scuole in orario pomeridiano nelle regioni del Mezzogiorno, risultati attesi: ampliare l’offerta formativa e l’attività pomeridiana, estendere a tutte le regioni del sud le best practice dei programmi di scuole aperte, incrementare docenti e tutor, realizzare i laboratori necessari alle attività e ammodernare la strumentazione”.

È bene precisare: alle condizioni date è esattamente quello che già si fa. Obiettivo a lungo termine: combattere la dispersione scolastica, innalzare il livello delle competenze di base. Cerco di dirla meglio per chi non lo sa. I fondi europei finanziano dal 1994 un asse relativo all’istruzione nelle macroaree regionali europee più bisognose. Abbiamo avuto la programmazione 1994-99, quella 2000-2006, quella 2007-2013, e infine quella attuale 2014-2020. Come funzionano? Il Miur organizza i fondi relativi a ciascuna programmazione – in questo caso Pon Scuola - in misure e temi e fa uscire i bandi, le scuole presentano un progetto e partecipano.

I Pon Scuola al Sud sono tra i fondi europei più spesi. Ai Pon Scuola corrispondono regionalmente i Por Scuola, sempre su fondi UE. Prima notizia: ci sono dunque dal 1994, ben 25 anni. Ampliano l’offerta formativa e l’attività pomeridiana; estendono, per quel che possono, a tutte le regioni del sud le best practices dei programmi di scuole aperte; incrementano, per quel che possono docenti e tutor; realizzano i laboratori necessari alle attività e ammodernare la strumentazione. Parliamo di cifre alte, molto. Si fa. Si è fatto. E si farà. Non mancano i Pon nelle scuole del Sud.

Per quel che s’è speso, le regioni del Sud dovrebbero avere livelli medi di competenze di base pari a quelli della Finlandia e tassi di dispersione scolastica inferiori a quelli di Trento. Invece, per usare un termine noto, su questi due indicatori al Sud siamo in stagnazione da quando ci sono rilevazioni e misurazioni sia di competenze che di dispersione scolastica, ovvero circa 20/25 anni. Evidentemente i Pon non sono risolutivi né compensativi. Compensativi di cosa? Della Scuola che manca.

Faccio un esempio sperando di far capire il funzionamento complicato oltre che complesso. Una scuola risponde ad un bando su fondi pon, presenta un progetto (per avere i fondi devi presentare un progetto e aggiudicarteli con enorme fatica, superando delle difficoltà tali da guadagnarsi il paradiso, sia per la presentazione che per la rendicontazione) messo a punto dalla professoressa Spicola e altri insegnanti o enti o esperti presi dentro o fuori la scuola e la scuola si aggiudica le risorse nell’asse rafforzamento delle competenze di base, ad esempio uno spettacolo teatrale su padre Puglisi.

Al progetto partecipa per forze di cose non tutta la scuola ma un numero limitato di alunni, magari la prof sceglie i più difficili e fragili, i quali comunque non sa se verranno o meno con continuità. Anzi sa che dei 25 previsti a un certo punto se ne troverà 15 e gli altri 10 se li andrà ad acchiappare per l’orecchio vedendoli passare davanti scuola il pomeriggio mentre scappano, perché “proessorè, mica è obbligatorio!”. Dopo sei mesi il progetto è concluso, bello, pregevole, importante. Dico sul serio, sono quasi tutti pregevoli, importanti e utili, per chi li frequenta.

L’anno dopo la prof Spicola non è più in quella scuola, oppure “preside non me la sento di rifarlo, ho 250 alunni, lo sa, devo seguire loro” e un’altra prof se ne occuperà, presentando un progetto sulla coltivazione di un orto, con altri 25 (che diventano 15) bambini – attenzione, possono essere 30, 40, la procedura non cambia -. Nello stesso tempo a Trento una scuola che ha il tempo pieno con risorse dello Stato ha tutti gli alunni a scuola, perché è obbligo, copre tutta la platea con attività si dice “ordinamentali”, cioè sistemiche, continue e non frammentate.

Faccio di nuovo la domanda: come mai a livello sistemico i soldi profusi in progetti e bandi utilizzando la programmazione europea non hanno inciso di molto sul miglioramento delle competenze di base e sui tassi di dispersione scolastica nelle regioni del Sud? Forse perché non sono fatti per compensare l’iniqua e diseguale offerta statale strutturale di istruzione? E forse che “ampliare l’attività pomeridiana” coi soldi dei fondi UE e assimilarla al tempo pieno come sta facendo qualcuno è un errore, se fatto in buona fede,........

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