Essere corpo, essere storia: Alberto Cortès, La Veronal, Lola Arias |
Se si pensa alla ricca, variegata e acclamata produzione della scena teatrale spagnola contemporanea, che spesso calca i palchi italiani tra festivale e stagioni, il pensiero va però al parallelo emergere del successo musicale e iconografico della cantautrice catalana Rosalia, che sembra molto attingere a quell’immaginario per portarlo nel pop di qualità. Non a caso lo show del tour per il disco “Lux” aveva i tratti marcati della post-dramamturgia contemporanea: coreografia e regia erano affidate rispettivamente al collettivo di Marsiglia (La) Horde – spesso ospite del Romaeuropa Festival e che vedremo a Ottobre a Roma - e al coreografo greco Dimitris Papaioannou – spesso in Italia, di recente alla Triennale di Milano.
Restano poche tracce visive, che appaiono proiettate su un sipario di fili bianchi, su una scena che ricorda un cabaret, un night club, col suo palco lucido, dietro si intravedono i camerini. Beber fece del suo corpo arma di resistenza e sperimentazione, con travestimenti, provocazioni, fuori e dentro la scena, tra esibita bisessualità e deragliamento in droghe e alcol. Morì non ancora trentenne nel 1928. A raccontarla anzi a incarnarla in una narrazione limpida, quasi fredda, a fronte di un’esistenza così alta temperatura, è River Roux, persona androgina, danzatrice, attivista, un passato da lap-dancer e sex worker, che ha scritto con Arias lo spettacolo perché Beber è per Roux un modello e un fantasma. Il parallelo è tra le inquietudini degli anni ‘20 del 900 e i nostri del XXI secolo.
Come l’esistenza delle Beber – ma senza seguirne l’autodistruttività – anche quella di River Roux si esprime a partire dal modo in cui il corpo vive nel mondo. Nell’affermare ciò che non è conforme, ogni rivendicazione di identità è sempre interpretazione di un sé-vero sulla scena nella vita. Spettacolo in cui l’asciuttezza del racconto domina, forse a scapito della componente spettacolare, i cui però non mancano momenti di bellezza iconografica. Come se l’urgenza per Arias e Roux fosse la narrazione, comunicare con lucidità la forza drammatica e tuttavia vitale della vita di Beber come della sua come degli altri due interpreti. Storia di corpi che hanno fatto e continuano a fare la Storia.
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