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“Alla mia piccola Sama”, il docufilm su Aleppo che racconta una Siria invisibile senza risparmiarci niente

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18.02.2020

“A volte piangevamo sangue” – dice la regista e voce narrante di “Alla mia piccola Sama” Waad-al-Kateab , al culmine estremo di una resistenza folle e inutile ad Aleppo sotto assedio. Ed estremo e disarmante, è questo documentario che supera ogni limite dei documentari, composto, montando in due ore di tensione altissima, di sgomento assoluto, i materiali che la giovane giornalista e film maker ha realizzato da dentro l’assedio di Aleppo e prima e dopo.

Nessun osservatore esterno avrebbe avuto quel punto di vista, a nessuno sarebbe riuscito di superare i limiti del visibile in questo modo. Tutto quello che la giovane Waad ha filmato della guerra, a fianco di suo marito medico, nell’unico ospedale rimasto sotto i bombardamenti, non è orrore, ma vita pura, purissima.

Arrivata a studiare diciottenne ad Aleppo, Waad-al-Kateab filma la primavera araba, il 2011, 2012, poi filma il passaggio verso la repressione e poi ancora il conflitto e infine gli ultimi mesi del 2016, la fine di tutto. Racconta il suo microcosmo e la Storia. Dal suo arrivo in città, all’amore con Hamza, e la nascita sotto le bombe della piccola Sama, asse centrale di tutto iI film, in un mare di devastazione, ma con al centro un cuore di luce, che è proprio questa bambina a cui il film è destinato come una lettera per il futuro.

Il film ha ottenuto la candidatura all’Oscar, come miglior documentario, il premio al festival di Cannes come miglior documentario, per lo stesso motivo il premio ai BAFTA; ha vinto un premio ai European Film Awards, candidato agli Spirit Awards, candidato ai Producers Guild.

Forse uno dei documentari più premiati degli ultimi anni. Waad-Al-Kateab rende visibile tutto, sfidando il visibile stesso. Non è solo un documentario, ma qualcosa di più. Rompe i limiti di quello che una volta i critici avrebbero chiamato lo “specifico filmico”. Oltre che rendere depotenziato ogni reportage dall’esterno.

La sua resistenza della “ragazza con la Sony”, always on, è certo uno degli elementi più prodigiosi del lavoro della film maker siriana. La sua camera è il suo terzo occhio. Le scene passano dal quotidiano semplice alla devastazione in un attimo, la vita della bambina e subito il bambino sbudellato che arriva in pronto soccorso.

Il film è uno schiaffo, Waad filma tutto e non ci risparmia niente, ma è giusto così. Non voltate lo sguardo mentre lo vedrete. Le scene più ansiogene e pure incredibili sono quelle dei bombardamenti sull’ospedale e la corsa di Waad nella stanza dove ha lasciato Sama, la trova che gioca sorride, fa i suoi mugolii da bambina normale di due anni. E tutto improvvisamente anche per noi cambia. Si........

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