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La storia di tre donne, dall’incomunicabilità alla solidarietà

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17.02.2020

“Mia figlia Azzurra è una ragazza prevalentemente muta, ermetica, eppure, quando parla, illuminata da un suo pragmatismo. Feroce, cartesiano. Chirurgica. Va dritta al cuore. Se poi deve spezzare, spezza. Lo ha fatto, con il mio. Parecchie volte. Mia figlia Azzurra talvolta è la mia disperazione”.

“L’imperfezione delle madri” di Marida Lombardo Pijola (La Nave di Teseo) è una vicenda di donne che dimostra, però, che in queste storie sono necessari anche gli uomini, sebbene restino sullo sfondo. Il romanzo parte con la voce di Angela, cinquantacinque anni, figlia di Agata e madre di Azzurra: tre figure femminili molto diverse, tre voci che ordiscono i fili della narrazione.

Sono tutte credibili, tutte pulsanti, ciascuna portavoce della propria generazione. Angela, nell’incipit, deve vedersela con un abbandono e non è il primo della sua vita. Quello spartiacque forse è stato quando il padre se ne è andato di casa, scegliendo di non vedere più né lei né Agata. Per fortuna che cova il suo progetto, anche se non ne può prevedere gli esiti…

Azzurra è sboccata, ma le parolacce mascherano un intimo disagio, una fragilità nascosta sotto a una bellezza che esplode fortificata dalla gioventù. Nutre un’amicizia viscerale con Goia e un legame forte con la nonna:

“Riusciva sempre a portarla per mano via da lì, tra gli origami della fantasia, un........

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