Cosa raccontano i funerali di Umberto Bossi e di Lionel Jospin
Umberto Bossi e Lionel Jospin sono scomparsi a tre giorni di distanza, il 19 e il 22 marzo. La coincidenza temporale dei loro funerali — e soprattutto il modo in cui sono stati celebrati — offre uno specchio di alcune differenze tra Italia e Francia nel rapporto con la politica, la memoria pubblica e l’idea stessa di Stato.
Il 22 marzo, a Pontida, luogo-simbolo della Lega, si sono svolte le esequie di Bossi. Il 27 marzo, a Parigi, all’Hôtel des Invalides, tempio laico della nazione francese dove riposa Napoleone, la Repubblica ha reso omaggio a Jospin con una cerimonia ufficiale.
Due luoghi, due liturgie, due concezioni del potere. In Italia, quello per Bossi non è stato formalmente un funerale di Stato, ma vi hanno partecipato le massime autorità: presidenti delle Camere, membri del governo, ministri. Un’assenza significativa — quella del Presidente della Repubblica — non ha cancellato il dato politico: la presenza compatta delle istituzioni a una cerimonia segnata anche da slogan contro il tricolore, simbolo della stessa nazione che quelle istituzioni rappresentano.
In Francia, al contrario, l’omaggio a Jospin ha seguito il protocollo repubblicano: bara avvolta nel tricolore, discorso teletrasmesso del presidente Emmanuel Macron, partecipazione delle più alte cariche dello Stato e del mondo culturale. Non una celebrazione partigiana, ma un riconoscimento nazionale.
Il confronto tra i funerali invita inevitabilmente a un confronto tra le due figure. Jospin fu, per sua ammissione, un uomo che conobbe “più successi che sconfitte”, “più soddisfazioni che delusioni”. “Amato dai suoi, rispettato da tutti”, lo ha definito Macron, collocandolo nella tradizione dei grandi socialisti francesi, da Jean Jaurès a François Mitterrand.
Grazie alla vittoria alle elezioni legislative del 1997, Jospin fu primo ministro dal 1997 al 2002 (l’unico dal 1958 ad aver governato per una intera legislatura). In coabitazione con il presidente gollista Jacques Chirac, guidò la “gauche plurielle” (ossia le sinistre e gli ecologisti) a una stagione di riforme che incise concretamente sulla vita dei cittadini: la settimana lavorativa di 35 ore,........
