Nell'Ucraina che lotta: il prezzo della guerra e il prezzo della pace |
Kiev, sono le otto del mattino, esco dall’albergo per dirigermi verso la stazione centrale e iniziare il lungo viaggio di ritorno.
In Ucraina sono stati giorni complicati e interessanti. Da quando sono arrivato da Leopoli lo scenario è cambiato completamente. Kiev è molto più esposta ai bombardamenti russi, ci sono allarmi anti aerei di continuo. Suona l’allarme, ti svegli (è molto più probabile che suoni di notte) corri verso il rifugio e aspetti. A volte sono droni, ormai la contraerea ucraina è diventava piuttosto efficace nell’intercettarli e se sei nelle vicinanze puoi sentire il suono delle difese che li fanno esplodere, come una specie di fuochi d’artificio. A volte sono missili, e senza più i patriots americani gli ucraini non hanno modo per intercettarli, in quel caso l’esplosione è più forte.
Succede tre-quattro volte al giorno. Almeno un paio di notte.
È impossibile non ammirare la resilienza del popolo ucraino, che lotta per reclamare la propria normalità. Di giorno i ristoranti sono aperti, così come i bar, i locali, i teatri e le metropolitane. Nonostante gli allarmi e i bombardamenti, ormai sempre più letali (nella regione di Kiev sono stati uccisi 30 civili la settimana prima che arrivassi, un numero record) la vita continua. Si lavora, si esce, si va in giro. Dopo quattro anni e mezzo di guerra tutti provano ad andare avanti a modo loro. Di giorni, la notte la città si svuota, c’è il coprifuoco e fatichi a dormire al pensiero di “cosa colpiranno stanotte?”.
Prendo il monopattino elettrico e vado alla stazione. Non so perché ma a Kiev ho deciso di spostarmi così, in monopattino. Forse è il mio modo di ritagliarmi un po’ di normalità. Arrivo in stazione, ci sono i metal detector, trovo il treno, sono le 8.14 ma a differenza dell’andata partirà con un’ora di ritardo, sarà un lungo viaggio. Entrato nel mio scompartimento scopro con orrore di essere ancora in un vagone letto tra le cuccette. Prego che a differenza dell’andata non si senta un effetto terremoto appollaiati lassù (ho di nuovo la cuccetta in alto) e inizio a sistemarmi.
Ritorno in Ucraina: da Leopoli a Kiev
A Kiev sono state giornate proficue. Ho avuto occasione di confrontarmi con persone molto diverse tra loro e capire di più di questa guerra e di questo paese. Ho iniziato con un incontro causale, appena arrivato in città, vado a vistare la Basilica di Santa Sofia e vedo un sacerdote circondato da guardie e altri accompagnatori. Mi........