Politiche dell’immaginario. Appunti sulla responsabilità pubblica della cultura: algoritmi

Viviamo in un tempo in cui discutiamo di bilanci, riforme e sicurezza, ma raramente ci interroghiamo su chi governa davvero l’immaginario collettivo. Eppure, è lì che si forma l’identità delle nuove generazioni.

Abbiamo investito in infrastrutture materiali, ma spesso trascurato l’infrastruttura simbolica. Abbiamo finanziato eventi, ma non sempre costruito continuità. Nel vuoto lasciato dalle istituzioni culturali si sono inseriti mercato e algoritmi globali — non per scelta, ma per assenza di regia.

Questa “rubrica” nasce da una domanda semplice: chi forma oggi l’identità collettiva?

La cultura non è un settore è una infrastruttura democratica primaria. È una responsabilità pubblica che riguarda il futuro. Perché generare cultura significa prendersi cura dell’immaginario di una comunità.

Cultura e algoritmi Chi governa oggi l’immaginario?

Ripartiamo da qui. Se il pubblico non è un target ma una comunità, chi decide oggi quali storie arrivano fino a noi? Chi orienta ciò che vediamo, ciò che leggiamo, ciò che ascoltiamo? In altre parole: chi governa oggi l’immaginario?

Prima ancora di rispondere, però, dobbiamo chiarire di cosa stiamo parlando. Che cos’è, oggi, l’immaginario?

Non è un insieme indistinto di immagini. È qualcosa di molto più strutturato e decisivo: è........

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