Appunti sulla responsabilità pubblica della cultura. A chi parlano le grandi mostre?
Viviamo in un tempo in cui discutiamo di bilanci, riforme e sicurezza, ma raramente ci interroghiamo su chi governa davvero l’immaginario collettivo. Eppure, è lì che si forma l’identità delle nuove generazioni. Abbiamo investito in infrastrutture materiali, ma spesso trascurato l’infrastruttura simbolica. Abbiamo finanziato eventi, ma non sempre costruito continuità. Nel vuoto lasciato dalle istituzioni culturali si sono inseriti mercato e algoritmi globali — non per scelta, ma per assenza di regia.
Questa “rubrica” nasce da una domanda semplice: chi forma oggi l’identità collettiva? La cultura non è un settore è una infrastruttura democratica primaria. È una responsabilità pubblica che riguarda il futuro. Perché generare cultura significa prendersi cura dell’immaginario di una comunità.
A chi parlano le grandi mostre?
Una mostra può essere impeccabile dal punto di vista scientifico e, allo stesso tempo, lasciare irrisolta una domanda decisiva: a chi sta parlando davvero? Prendo come esempio la mostra aperta da poco e maggiormente pubblicizzata in questo momento a Roma.
Entrare oggi a Palazzo Barberini per visitare Bernini e i Barberini significa farlo con una memoria stratificata. C’è quella, ormai acquisita, della grande mostra alla Galleria Borghese del 2018, che aveva raccontato la nascita del Barocco come rivoluzione........
