We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

Dovevamo fare una sanatoria di tutti gli immigrati

2 0 0
14.05.2020

Il ministro Provenzano (per inciso, a parere di chi scrive, tra i migliori ministri di questo governo) chiosa stamane la sua intervista a Repubblica (raccolta da Concita De Gregorio) con una bellissima citazione di Pasolini rivolta a Nenni (era l’estate del 1961). “Se non possiamo realizzare tutto, non sarà giusto accontentarsi di realizzare poco? La lotta senza vittoria inaridisce”.

Bellissima sintesi, ho scritto e tale è. Del resto non se ne avrà a male il ministro se racconto che alcuni giorni fa in uno scambio personale tra noi me l’aveva già restituita facendomi riflettere anche allora sull’intima verità di quelle parole. Provenzano, al pari di altre e altri esponenti del governo (Lamorgese, Bellanova, Catalfo, Mauri e ovviamente il premier Conte), si è battuto con ogni mezzo e la volontà più ferma per raggiungere il traguardo che ieri sera è stato comunicato alla fine dell’atteso consiglio dei ministri sul Decreto Rilancio.

Il dettaglio della soluzione – come avete inteso, stiamo parlando della regolarizzazione dei braccianti agricoli, di colf, badanti e altre categorie – è ampiamente illustrato da giornali e televisioni (in sintesi il compromesso raggiunto prevede che di fianco alla regolarizzazione “tradizionale” e già sperimentata, col datore di lavoro che dichiara la precedente condizione di irregolarità e procede a sanarla, si offre a ogni immigrato di mettersi in regola tramite un nuovo contratto di lavoro nella legalità).

Sola condizione aver già goduto di un permesso, per quanto scaduto, o aver avanzato richiesta di asilo. Inoltre – e la norma dovrebbe favorire i braccianti ostaggi dei caporali – l’istanza di regolarizzazione può partire dal singolo lavoratore che dichiari d’esser stato impiegato nel settore. A questi si rilascia un permesso temporaneo di 6 mesi per cercare un lavoro, convertibile in permesso di soggiorno per la durata del contratto ottenuto. Qualora poi questi immigrati perdano il nuovo lavoro avranno un anno di tempo, con permesso valido, per cercarne e trovarne un altro. Da segnalare come la norma per agevolare l’emersione del sommerso e del nero varrà anche per i tanti lavoratori italiani).

Penso sia vero – non esiste motivo per dubitarne – che quello partorito dopo giornate (e notti) di una trattativa avviata, poi fallita, poi ripresa e condotta a termine, abbia rappresentato il miglior risultato possibile nelle condizioni date. Da qui il valore di quel rimando al poeta. Del resto solo l’idea che al posto di chi ora c’è potessero trovarsi quelli di prima restituisce a ogni mattoncino assemblato il valore che gli spetta.

Il punto, dunque, non è (almeno per me) prendere le distanze da ciò che il governo ha prodotto. Nutro rispetto per la fatica e l’impegno riversati e conosco come tutti la difficoltà di combinare in una sintesi punti di vista e di partenza diversi o, come in questo caso, persino opposti. Ma esattamente qui si pone alla politica e al Pd un interrogativo di fondo che investe la natura del governo e la funzione della sinistra. Penso che di fronte alla pandemia la scelta di pura civiltà (e aggiungo utilità) che sarebbe stato necessario compiere fosse una sanatoria urgente di tutti gli immigrati irregolari presenti nel nostro paese.

Lo scrivo........

© HuffPost