We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

Dal compromesso nascono anche buoni frutti

1 0 0
09.05.2020

Caro Alessandro, hai rivolto ai “compagni della sinistra” una lettera severa, diciamo pure durissima nel tono e negli argomenti. Muovi a pretesto, ma neppure troppo, dalle notizie circa un compromesso al ribasso sul tema di civiltà che investe la messa in regola di immigrati irregolari sparsi a centinaia di migliaia tra i ghetti del caporalato agricolo e le case dove accudiscono i nostri anziani.

Denunci una “resa politica” a fronte del vociare tonante dei nostri alleati di governo pentastellati e leghi la presunta débacle a una catena di concessioni antecedenti, prima tra tutte non aver disarmato per tempo la “schifezza fascistoide” dei Decreti Salvini.

Come può la sinistra, ecco il succo, fare mercimonio politico anche del capitolo fondante su salute e umanità? Come avete potuto – continuo a interpretare – contentarvi di denunciare i guasti della Bossi-Fini, lasciare preclusi i canali di ingresso legali e regolamentati, senza rendervi conto che rimanere in ostaggio di questo limbo non vi preservava dal successo delle destre mentre logorava il piedistallo della vostra stessa dignità?

Può bastare l’esigenza, pure comprensibile, di offrire una via di scampo, o per lo meno di giustificazione, al Conte 2 facendo dimenticare le innominabili gesta del Conte 1 per costringere la lunga tradizione della sinistra a porre in scacco la ragione – la sua ragione e i suoi principi – nella convinzione maldestra che non siano abbastanza competitivi con quelli dei suoi avversari?

La chiusa? Che non è più tempo di acconciarsi al male minore. Il compromesso non può spingersi a negare spazi e idee a un altro orizzonte fatto di stili di vita e coerenze ben piantate nel tempo che si apre ora. Insomma, basta con una politica che si crede (e si sente) troppo fragile per competere con altri poteri. Torni un punto di vista netto, chiaro, motivato, sugli immigrati sfruttati come sul garantismo a targhe alterne e smettetela (voi, cioè noi) di pensarvi minoranza al servizio di interessi che non sono i vostri. Rialzate la testa perché altrimenti il Cicerone del ginnasio è destinato a tornarvi a mente, non in quanto sogno ma come incubo.

Più o meno, Alessandro, credo d’avere riassunto il senso. Ma allora? Come si replica, e anche solo ci si confronta, con una fotografia alquanto impietosa.

Per prima cosa credo lo si debba fare mettendo in sequenza i fatti, alcuni almeno. E non parlo in questo caso del decalogo di provvedimenti assunti dal governo nei due mesi che hanno sconvolto il mondo e mutato segno, tempi, forme, alla vita di alcuni miliardi di persone sulla faccia della terra. Mi mettessi a enumerare le misure offerte, le risorse intese, la corsa angosciante a fermare l’onda dell’epidemia direi una serie di cose giuste e fornirei a te o ad altri il destro di una nuova critica su alcuni limiti che oggettivamente vi sono stati e a cui si è posto e si sta ponendo rimedio.

Ma non sarebbe quella la chiave più seria per interloquire, intendo ciascuno arroccato sulla sua linea di difesa in una querelle giocata sull’unico terreno del “fatto” e “non fatto”. Se, come tutti spiegano, l’inizio del 2020 passerà agli annali come un repentino cambio di scenario della storia umana (almeno quella maturata sin qui) inutile sperare di comprimere un tale evento dentro la logica di uno, due o fossero pure trenta decreti legge.

No, io vorrei usare un argomento in parte diverso, dico in parte perché poi alle scelte compiute apparirà connesso, e l’argomento è quello più semplice da dire e intuire.

Se a mezza estate di un anno fa noi non avessimo percorso il sentiero stretto di un nuovo governo sorretto in primis dai numeri parlamentari del Movimento 5 Stelle si sarebbero aperti per l’Italia due, e solo due, scenari possibili.

Il primo: lo scioglimento delle Camere secondo il diktat del Papeete e una ragionevole – non certa, ma ragionevole – previsione di successo per la destra peggiore affacciata sulla scena dopo la tragedia del fascismo. Oppure, perché non è dato escluderlo, un impapocchiamento della crisi agostana col debutto di un Conte bis o qualcos’altro comunque in grado di ricompattare la prima maggioranza giallo-verde (e per la verità, una volta compreso l’azzardo, lo stesso Salvini adombrò un’ipotesi simile).

Non........

© HuffPost