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Occhiuto o Tajani, non cambia granché. L'erede di Berlusconi è Meloni

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22.12.2025

Non è di buon gusto parlare di una comitiva che non si frequenta più: ed io non faccio parte da tempo della meravigliosa e indimenticabile compagnia che ha attorniato Silvio Berlusconi nelle ultime battute della sua irripetibile avventura politica. Detesto chi commemora un defunto per celebrare se stesso, ma in questo caso debbo spiegare - a beneficio soprattutto del lettor giovane - cosa c’entri l’ultimo democristiano con Berlusconi e Forza Italia.

Ebbi l’avventura di essere uno dei quattro deputati dc eletti nell’’uninominale quando il partito, nel 1994, affogò nel mare della legge elettorale maggioritaria, da esso stesso voluta e votata. L’essere sopravvissuto al naufragio mi diede la titolarità a ogni tentativo di ripristinare la casa madre, ed io li provai tutti. Ebbi sempre dalla mia parte Silvio Berlusconi, sensibile come pochi, e più di tutti i democristiani, al valore della missione di preservare la cultura democristiana. In verità preservammo poco: riportammo la Dc nelle istituzioni, con due gruppi parlamentari a Camera e Senato, e poi al governo, nell’ultimo esecutivo presieduto da Silvio Berlusconi, con me ministro dell’Attuazione del programma.

Il sodalizio con Silvio durò meravigliosamente, e si incrinò solo durante il Covid, quando - complici le restrizioni - la sua corte lo convinse che la sola via di salvezza fosse di consegnare il governo a Draghi e il centrodestra a Salvini, due esiti apparentemente inconciliabili, e invece sorprendentemente riuniti a seguito della crisi del governo Conte-bis. Il centrodestra entrò compatto nel governo Draghi, e le morotee convergenze parallele risorsero in forma post- moderna: il governo a Draghi,il centrodestra a Salvini.

Ma il diavolo - si sa - fa le pentole e non i coperchi: ed ecco che la leader della lillipuziana destra di Fratelli d’Italia decise di smarcarsi dall’ammucchiata draghiana. In verità i Fratelli d’Italia non erano compatti, qualcuno temeva che intorno a Draghi nascesse un nuovo arco costituzionale da cui la destra si escludeva da sola. Ma il sottoscritto si arroga il merito di aver ammonito Giorgia dall’inganno: "’fottitene, vai all’opposizione", le scrissi con prosa poco democristiana, "e sarai il prossimo presidente del Consiglio". Usai la mia autorevolezza di compagno di banco di Giorgia nel Consiglio dei ministri dell’ultimo governo di Silvio: ma ne ricevetti una risposta a un tempo affettuoso e dubbiosa, diciamo che Giorgia non credette alla mia profezia. Io invece ne ero convinto: la solidarietà nazionale é una favola che ogni tanto affiora, peccato........

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