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Le dimissioni di Bentivogli da Fim-Cisl non possono restare senza un perché

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27.06.2020

Ho molti amici che si sono formati nella Cisl e che tuttora vi militano. Sono vecchio abbastanza da avere seguito le lezioni di Mario Romani, successore di Fanfani nella cattedra di storia economica alla Cattolica, ideologo della Cisl di Giulio Pastore. Un intellettuale di razza, un precursore nel disegnare il profilo di un sindacato moderno, attore-protagonista nelle democrazie occidentali post-belliche. Di recente, invitato a intervenire a un seminario dei quadri Cisl lombardi, ho avuto modo di misurare la loro serietà e lo spessore delle loro motivazioni, in un tempo difficile per il sindacato.

La storia del sindacalismo italiano attesta inequivocabilmente che la Cisl ha rappresentato una organizzazione singolarmente moderna, aperta e innovativa. Specie per autonomia, cultura del pluralismo, tenacia negoziale, ben intesa concertazione, contro schemi veteroclassisti e anacronistici collateralismi. In una parola in tema di democrazia sindacale. È proprio muovendo da questa convinzione che penso sia utile conoscere le vere ragioni delle improvvise dimissioni di Marco Bentivogli dalla guida dei metalmeccanici Cisl. Dimissioni sulle quali serve chiarezza. Perché, palesemente, non si tratta di questione personale, ma che attiene appunto alla vita della Cisl e del sindacato italiano, dei suoi problemi e delle sue prospettive.

La democrazia, sindacale e non, delle grandi organizzazioni collettive presuppone trasparenza e pubblico confronto. Dovrebbero intenderlo a maggior ragione coloro che, come la Cisl,........

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