Yoga, sostantivo femminile

Per millenni lo yoga è stato un sentiero tracciato dagli uomini per gli uomini, una pratica riservata pochi eletti che nell’India antica, perseguivano la liberazione dai vincoli terreni. Osservando oggi una qualsiasi sala di pratica nel mondo, il panorama appare radicalmente mutato: lo yoga parla, infatti, un linguaggio prevalentemente femminile. E sebbene persistano delle significative differenze per aree geografiche, le ultime stime a livello globale danno al 72% la percentuale di praticanti donne.

Questa metamorfosi non rappresenta un semplice cambio di utenza, ma una vera evoluzione della disciplina, capace di adattarsi ai ritmi e alle necessità biologiche ed emotive della donna, trasformandosi da pratica patriarcale in uno strumento di inclusività universale. Fino all'inizio del XX secolo, l'iniziazione femminile era un evento raro; la svolta giunse grazie a maestri illuminati come T. Krishnamacharya, il quale comprese che la stabilità della società era intrinsecamente legata alla salute delle donne, aprendo loro per primo le porte dell'insegnamento. La prima yoghina dell’epoca attuale fu la stella di Bollywood Indra Devi, nata a Riga nel 1899, come Eugenie Peterson che approdò in India nel 1927. La sua vera sfida iniziò però nel 1937 a Mysore: il maestro Krishnamacharya rifiutò di istruirla perché donna e straniera. Solo l'intervento del Maharaja sbloccò la situazione, ma a costo di una disciplina durissima e diete ferree. Indra non solo resistette, ma eccelse, spingendo il Maestro a nominarla sua "ambasciatrice" e aprendo così la via dello yoga all'Occidente.

In questo processo di cambiamento, la figura di Geeta Iyengar (1944–2018) emerge come il pilastro fondamentale. Figlia del leggendario maestro B.K.S. Iyengar, Geeta ha dedicato l'intera esistenza a interpretare gli asana (posizioni) e il pranayama (respiro) attraverso la........

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