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Recitare in un BL è “una molestia”? Il tweet virale che riaccende un pregiudizio

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19.02.2026

Un tweet pubblicato da un utente giapponese su X è diventato virale negli ultimi giorni, riaprendo una discussione che ciclicamente torna quando si parla di Boys’ Love. L’utente si è detto “preoccupato” per il fatto che molti giovani attori passino attraverso produzioni BL, chiedendosi se accettino davvero in modo consapevole di interpretare scene romantiche tra uomini. Il paragone utilizzato è stato forte: secondo lui, la situazione ricorderebbe quella di alcune idol giapponesi che in passato sarebbero state spinte a posare in costume per guadagnare popolarità.

Quando un ruolo diventa sospetto

Chiedersi se un attore accetti volontariamente un ruolo è legittimo. Il consenso e le dinamiche di potere nell’industria dell’intrattenimento sono temi seri, che riguardano cinema, televisione e musica. Ma la domanda è: perché questo dubbio emerge con tanta forza proprio quando si parla di ruoli queer?

Nessuno si chiede, con la stessa insistenza, se un giovane attore sia stato “costretto” a interpretare una scena romantica eterosessuale. Nessuno ipotizza che un bacio tra un uomo e una donna possa essere, di per sé, una forma di sfruttamento. Quando invece la scena coinvolge due uomini, l’atto performativo cambia improvvisamente statuto: diventa sospetto, problematico, potenzialmente dannoso. È un doppio standard che dice molto più sulla percezione dell’omosessualità che sulle condizioni di lavoro degli attori.

Il paragone con le idol in costume

Il tweet paragona la diffusione dei BL alla pratica, diffusa nell’industria idol giapponese di alcuni anni fa, di spingere giovani ragazze a posare in bikini per aumentare la visibilità. Ma si tratta di due fenomeni radicalmente diversi.

La sessualizzazione del corpo di una giovane artista rientra in un discorso di oggettificazione e sfruttamento dell’immagine fisica. Interpretare una storia d’amore tra due uomini è invece una scelta narrativa, una performance attoriale, un ruolo. Confondere i due piani implica che l’intimità tra uomini sia, di per sé, qualcosa di degradante o compromettente. Ed è qui che la “preoccupazione” rischia di trasformarsi in pregiudizio.

Il BL come scelta professionale

Negli ultimi anni il BL è diventato un settore strutturato dell’industria audiovisiva asiatica, con budget importanti e una fanbase globale. Serie come 2gether: The Series, KinnPorsche: The Series o il giapponese Cherry Magic hanno contribuito a portare il genere nel mainstream internazionale.

Per molti giovani attori, partecipare a un BL non è una punizione né una forzatura, ma una scelta strategica e professionale. Il genere offre visibilità, costruzione di fandom, eventi live, opportunità di endorsement. Esattamente come accade in altri generi di successo.

Questo non significa negare che possano esistere pressioni da parte delle agenzie. L’industria dell’intrattenimento, in Asia come altrove, è competitiva e spesso dura. Ma isolare il BL come spazio problematico, lasciando intatti tutti gli altri generi, finisce per stigmatizzare proprio le storie queer.

Compatire l’attore eterosessuale?

Un altro elemento emerso nelle risposte al tweet è l’idea che gli attori eterosessuali vadano “compatiti” per aver interpretato ruoli gay. Questo presupposto è forse il più rivelatore.

Recitare significa incarnare personaggi diversi da sé. Un attore non deve essere un medico per interpretare un chirurgo, né un criminale per interpretare un antagonista. Perché allora dovrebbe essere omosessuale per interpretare una storia d’amore tra uomini? E perché, se non lo è, dovrebbe essere oggetto di pietà?

Sottintendere che un ruolo queer possa “danneggiare” la reputazione di un attore implica che l’omosessualità sia ancora percepita come qualcosa di sminuente. È una logica che per anni ha condizionato anche Hollywood, dove i ruoli LGBTQ+ erano considerati rischiosi per la carriera.

C’è una questione che merita attenzione e che non va liquidata: l’uso delle storie queer come strumento di carriera. Il BL è diventato, in alcuni contesti, un meccanismo efficace per lanciare nuovi volti. Le coppie vengono promosse come brand, il fanservice diventa parte integrante della strategia commerciale, le dinamiche tra attori e pubblico si intensificano.

Questo può generare pressioni e aspettative eccessive. Ma non è un problema esclusivo del BL. È una dinamica dell’industria dell’intrattenimento contemporanea, che trasforma tutto – dall’immagine alla chimica sullo schermo – in capitale mediatico.

Il rischio, nel discorso sollevato dal tweet, è che la critica alla strumentalizzazione si trasformi in una delegittimazione del genere stesso.

Quando la tutela diventa stigma

È giusto interrogarsi sulle condizioni di lavoro dei giovani attori. È giusto pretendere trasparenza e consenso. Ma suggerire che interpretare un personaggio queer sia di per sé una forma di molestia significa spostare l’attenzione dal sistema alla rappresentazione.

Se una scena eterosessuale è professionalità, una scena omosessuale non può diventare automaticamente sospetta. Se recitare una storia d’amore tra uomo e donna è “normale”, allora anche una tra due uomini dovrebbe esserlo.

Il BL non è immune da critiche, né da dinamiche problematiche. Ma accusarlo di essere una forma di harassment solo perché racconta amori queer rivela un disagio che va oltre il genere televisivo.

Forse la vera domanda non è se i giovani attori siano costretti a recitare nei BL. Forse la domanda è perché, nel 2026, l’idea che due uomini fingano di innamorarsi sullo schermo possa ancora essere percepita come qualcosa di cui preoccuparsi.

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