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Cos'è "incivile"?

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17.02.2020

In Italia per interrompere la gravidanza non si va al Pronto Soccorso. Non ci si va perché non è questa la procedura e dunque nessuna donna ha abortito lì, nemmeno una volta, figuriamoci sei o sette! Il testo della legge 194, nonostante le sue criticità, prevede un iter completamente diverso.

Per prima cosa la donna deve effettuare una visita ginecologica che attesti lo stato di gravidanza, successivamente, ottenuto il certificato di gravidanza, deve sostenere un colloquio con un medico o un consultorio sulle ragioni che l’hanno portata alla scelta di interromperla.

Si tratta di un colloquio informale e privato che ha lo scopo di aiutare la donna a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Dopo il colloquio è obbligatorio prendersi un periodo di sette giorni in cui riflettere e ponderare la scelta. Una volta trascorsa quella settimana, viene rilasciato un documento che certifica l’avvenuto colloquio e si accede alla possibilità di procedere con l’aborto - chirurgico o farmacologico - in una struttura ospedaliera pubblica o convenzionata.

Ma ripeto, nulla di tutto questo avviene al Pronto Soccorso. Al Pronto Soccorso si possono chiedere informazioni in merito, ma anche questo, qualora dovesse avvenire, non è frutto di uno “stile di vita incivile”, bensì di un chiaro disegno politico – questo sì incivile – che ha completamente depotenziato i consultori familiari, che ha reso sempre più difficile avere accesso al servizio pubblico.

Incivile è avere una legge come la 194 che garantisce il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza e volerla delegittimare ogni qualvolta........

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