Gilberto Gil, il “mahatma” musicale brasiliano
Gilberto Gil di anni ne fa quasi ottantaquattro, gloria nazionale della musica popolare brasiliana, sale nella Pasquetta romana su quel palco dove la sua anima “profuma di talco... come il sederino di un bebé..” ed è sembrato proprio così. Con un andamento caracollante, circondato da musici che non sono altro che quattro membri della sua tribù familiare: figlio chitarrista, genero batterista e due nipoti, bassista prodigioso il ragazzo e voce angelica la giovane Flora che ha preso il nome della nonna di origini italiane. Gil si muove etereo mostrando al pubblico la sua eterogenea mercanzia musicale prodotta in oltre cinquant’anni di carriera, l’evoluzione antropologica delle sette note del grande paese sudamericano che si è contaminato con i suoni mediterranei, africani e americani del nord, del centro e del sud.
Samba, Samba “rocki”, Funky, musica nordestina e all’interno di essi gli omaggi ai grandi come Jobim e Bob Marley. Gil ha assunto le sembianze di un guru sapiente senza volere abusare del carisma acquisito in anni di militanza intellettuale ed anche politica per le cause della libertà, per la difesa dell’ambiente e della natura, per la parità dei diritti dei popoli, per la cultura brasiliana per la quale ha ricoperto persino il ruolo di ministro nella prima presidenza Lula.
E di fronte al “Tempo Rei” che domina lo spazio e governa inesorabile l’esistenza, Gil vuole trascinare e ipnotizzare l’ascoltatore dentro il suo mondo di riflessione interiore senza indulgere nella stereotipata cartolina di Copacabana. Ha chiamato il suo pubblico nell’ultimo tour definitivo riempiendo sette arene a SanPaolo ed è salito su una scaletta dell’aereo per raggiungere la Francia dove fu acclamato per il suo inno anti-razzista (“touche-pas à mon pôte), l’Italia dove è sempre atteso da una nutrita partecipazione della diaspora brasiliana e in Portogallo, l’antica Colonia che lo celebra con rispetto e devozione.
Tuttavia è stato un anno difficile quello passato da Gil, alle prese con gli acciacchi dell’età, ha patito l’abbandono da questa terra di Gal Costa, la concubina musicale del super gruppo musicale dei “doces Barbaros” che illuminarono gli anni Settanta (gli altri due erano Caetano Veloso e la sorella Bethânia) e ancor di più la tragica fine della figlia Preta, anch’essa eroina musicale, assai amata in patria per le sue battaglie in difesa delle minoranze per le identità di genere. Gil nel suo tour d’addio sta dando il meglio di sé, e l’Italia ha risposto con affetto verso questa limpida figura della musica popolare brasiliana riconoscendo non solo il talento, ma la genuina e sempre più rara sincerità dell’artista che si diverte e fa divertire e lo vuole continuare a fare fino all’estremo delle sue forze. Gil cantava e ballava nella notte romana e continuava a sprigionare profumo di talco, sopra quel palco; come il culetto di un bebé.
Non sono previste delle repliche, il tempo “rei” lo colloca lontano dai palchi ma non lontano dalla musica e da chi intende continuare a rendere omaggio a una grande figura del movimento culturale internazionale delle sette note.
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